di Maurizio Caprara
dal "Corriere della Sera"
Adesso ci sono rovine greco romane di grande pregio e pochi turisti. La bellezza dei capitelli di un colore tra il giallo e l'ocra, rosicchiati da secoli di sole e di vento, fa a pugni con sfilacciate buste di cellophane impigliate nei rami di alcuni alberi. Tasselli di antichi mosaici sono ridotti allo stato di una calpestabile ghiaia quadrata. In futuro invece ci sarebbero percorsi guidati, un Grand Hotel a fianco di un vecchio tempio per Zeus, piscine a strapiombo nella roccia di un'altura che affaccia verso l'azzurro del Mediterraneo.
In mezzo, tra la realtà attuale e i programmi per l'avvenire, c'è un trentacinquenne che indossa una tunica bianca, la badla arabia, e ha un cappello nero da deserto, una tagia, in testa. Dice: «Bisogna agire per questa zona minacciata dal cambiamento del clima e dalla desertificazione. Verrà il momento in cui il petrolio non ci sarà più. Non dobbiamo aspettare».
Primo pomeriggio di ieri. Quell'uomo in bianco che parla in inglese nel Gymnasium di Cirene, una piazza costruita dai greci per lo sport nel II secolo avanti Cristo e poi usata dai romani come arena per riunioni politiche, è Seif el Islam, la Spada dell'Islam, il più politico dei sette figli di Muhammar el Gheddafi. Di fronte al mondo di oggi, che invecchia male dal punto di vista fisico e nel quale le masse si muovono più per le religioni o per il consumismo che per le ideologie, proclama: «Tutto dipende da noi. Da noi come individui e come comunità».
L'uditorio è un esercito di addetti all'informazione in era di globalizzazione: cameraman venuti da Londra, frotte di reporter arabi, cronisti dell'Asia più un paio di, meno professionali, ragazzette con accento spagnolo dalle gonne scosciate. «Socialismo e elettrificazione» prometteva l'Unione Sovietica nel secolo scorso. Energie alternative, investimenti nel turismo e occupazione, prescrive di fatto al popolo libico Seif el Islam, erede di un colonnello a suo modo socialista e nazionalista che prese il potere a Tripoli con un colpo di Stato 38 anni fa.
Il raduno è per la presentazione di un modello di sviluppo per la zona delle Montagne verdi, alture schierate lungo 220 chilometri di costa con incastonato il gioiello di Cirene, patrimonio dell'umanità per l'Unesco. «Ai tempi dei romani qui c'era acqua a sufficienza per una cisterna da un milione di litri. La cisterna c'è ancora. L'acqua no» riferisce Seif con una retorica allo stesso tempo tenebrosa e fattuale.
Poi indica la retta via per il suo equivalente (ecosostenibile) sol dell'avvenire: «Dobbiamo puntare sull'ecoturismo e costruire le nostre società in modo che sprechino meno gas capaci di produrre effetto serra. La soluzione sta in un minore consumo di energia».
Detto da un potenziale successore del leader del secondo Paese produttore di petrolio in Africa, con un milione e 720 mila barili estratti al giorno, fa un certo effetto. «Per sviluppare l'economia delle Montagne verdi useremo pannelli solari, biomasse, energia eolica» proclama Seif. A breve questi propositi, raccolti in un documento chiamato «Dichiarazione di Cirene», comportano un po' di studi sulle risorse idriche e l'istituzione di una Autorità per la conservazione e lo sviluppo delle Montagne verdi. Per realizzare le intenzioni annunciate potrebbero essere necessari 30 anni, ma la cerimonia dà l'idea di come può cambiare in un Paese arabo il modo di costruire un carisma.
Sullo sfondo delle colonne, è come se si susseguissero spezzoni di film dei generi più disparati, non soltanto di storia antica. Vecchi film di fantascienza: tutti i presenti sono passati sotto l'occhio di telecamere contenute in enigmatici tubi verticali, montati sui tetti di auto della vigilanza. Film d'introspezione: Seif parla lentamente, ha un'aria riflessiva tra il veltroniano della Notte bianca e il mistico, distante da quella dei suoi viaggi all'estero per affari di Stato o mondanità. Porta alla mente la definizione datane da un giornalista arabo, Roula Khalaf: un «Gheddafi new age».
In Libia la maggioranza dei cittadini ha meno di 30 anni. Nelle Montagne verdi la disoccupazione è alta. «Spada dell'Islam» elenca gli obiettivi del suo piano pluriennale: «Nel turismo ecologico creeremo 65 mila posti, nell'agricoltura 90 mila...». Poi ambizioni e tradizioni si mischiano. Una donna dal velo nero sui capelli ferma l'uomo vestito di bianco. Gli recita un'ode sui valori del leader. Allah akhbar, Allah è grande, gridano in molti.
Quasi in dissolvenza, Seif sale su un Suv, si allontana e saluta.