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Un Kiwi per rilanciare l'Italrugby

Griffen c'è: "Una gioia, darò tutto"

Paul Griffen, neozelandese di nascita e adottato dall'Italia rugbistica, è il nome più inatteso tra i sei innesti decisi dal c.t. azzurro Berbizier in vista del secondo incontro del Mondiale, in programma mercoledì contro la Romania. A lui e a Ramiro Pez, scelti rispettivamente come mediani di mischia e di apertura, il compito di guidare l'Italia: "Un'emozione grandissima, darò tutto quello che posso per l'Italia".

Il sorriso, gli occhi luccicanti di Paul Griffen e lo sguardo più torvo del solito di Alessandro Troncon, attaccato al telefonino già in mattinata, subito dopo avere saputo che non avrebbe fatto parte del quindici titolare dell'Italia contro la Romania. Sono due volti dell'Italrugby che rappresentano bene l'ambivalenza dei sentimenti del clan all'antivigilia della partita più importante degli ultimi 4 anni. Il boom dell'ultimo Sei Nazioni, i tanti risultati o prestazioni di prestigio collezionate specie sotto la gestione di Pierre Berbizier: tutto potrebbe essere cancellato dall'ondata Romania, di portata potenzialmente letale soprattutto perché preceduta dallo tsunami All Blacks, dal quale la Nazionale, al di là delle dichiarazioni di facciata, non si è ancora ripresa. Le "new entries" di Berbizier, ancora prima che in campo, servono a iniettare fiducia ed entusiasmo: "E' una cosa bellissima potere giocare in un mondiale, nel mio ruolo preferito di mediano di mischia e con la maglia dell'Italia - esulta Griffen - sono molto emozionato. Darò tutto quello che ho per guidare la squadra nella maniera migliore che posso".

Una leadership che Paul ha momentaneamente "rubato" a un totem del rugby azzurro come Troncon: "Sarà speciale vestire la sua maglia numero 9, Tronky è un giocatore di grande qualità, anche se abbiamo caratteristiche diverse. Ma pur di scendere in campo avrei accettato qualsiasi ruolo, anche il pilone. E se ci qualifichiamo per i quarti di finale, sono pronto a tirarmi via tutto", dice Griffen indicando i suoi caratteristici basettoni e "dreadlock" e ancora ridendo, raggio di autentica felicità in un ambiente che nasconde a fatica la preoccupazione per questo "vinci o muori".

"Se sono preoccupato della Romania? Sono preoccupato soprattutto da noi stessi, dalla nostra performance", ammette capitan Marco Bortolami spiegando con una sola frase che i lividi made in New Zealand sono soprattutto nella testa. "Affrontare una partita così importante soli quattro giorni dopo una sconfitta così pesante è difficile a livello mentale, ma è positivo per la possibilità di immediato riscatto", continua Bortolami ricordando che la Romania è "squadra fisica, forte con gli avanti, ricca di esperienza grazie ai molti giocatori che militano nel campionato francese. E' una partita cruciale, dovremo essere al 100%. Saranno difficili i primi minuti, sicuramente cercheranno di metterci in difficoltà da subito, di metterci pressione, daranno tutto".

Un po' di pressione arriva anche dall'Italia, calciofila in servizio permamente effettivo fino a quando le altre nazionali non giungono ai grandi appuntamenti. E, in caso di fallimento, scatta l'immancabile critica. A Marsiglia, il sostegno dei tifosi agli azzurri non è diminuito nemmeno di mezzo grado nonostante l'amarezza vissuta sabato sulle gradinate del Vélodrome. "Sappiamo quanto ci siano vicini - dice Bortolami - speriamo siano in tanti anche mercoledì, intendiamo ricambiare loro e chi ci seguirà dalla televisione. Sarà un'Italia molto diversa", promette. L'audience, magari, non sarà particolarmente alta visto che la partita sarà visibile solamente su Sky ("Una vergogna, è davvero una vergogna", ha sbottato senza mezzi termini Andrea Lo Cicero) e che ci sarà la concorrenza degli azzurri del calcio, impegnati a loro volta in una gara ad alto rischio in Ucraina. Venerdì, Bortolami spedì i suoi auguri a Cannavaro: non è andata benissimo, ma lo skipper azzurro ci riprova: "Speriamo che vada meglio. A loro e a noi".

Andrea Saronni