Nel 1966 ferì un poliziotto durante una sparatoria: ora, a distanza di quarantun anni, l'agente è morto e lui, il 71enne William J. Barnes, verrà processato per omicidio. Secondo la Procura di Filadelfia, infatti, il poliziotto è morto a causa di quelle vecchie ferite. Un caso, quello che è stato ribattezzato del "killer a scoppio ritardato", che ha già diviso gli Usa scatenando feroci polemiche.
Barnes ha già pagato con vent'anni di carcere il ferimento di Walter Barclay, che dal 1966 era costretto a vivere su una sedia a rotelle: l'agente, morto il 19 agosto agosto a 64 anni, venne ferito mentre tentava di bloccare una rapina in un negozio di parrucchiere a East Oak Lane. I suoi familiari hanno descritto i decenni seguiti alla sparatoria come costellati di debilitanti sofferenze, una battaglia costante con le conseguenze fisiche e psicologiche delle ferite ricevute.
Quando Barclay è morto a causa di un'infezione, il medico legale della contea di Filadelfia ha classificato il caso come un omicidio. Così il procuratore Lynne Abraham ha incriminato Barnes. "Ho alle spalle un passato vergognoso, ma mi sono riabilitato", ha spiegato lui, dicendosi, in una lettera al Philadelphia Inquirer, una "vittima di tragiche circostanze''. Barnes, soprannominato "il Cowboy" per una lunga lista di reati sulla fedina penale, nel 1968 era stato condannato a vent'anni e li ha scontati quasi interamente.
Per il Washington Post "Incriminarlo di nuovo non è saggio né serve all'interesse del pubblico", mentre per la famiglia del poliziotto se Barnes tornerà dietro le sbarre sarà soltanto un atto di giustizia: "Ha rovinato mio fratello 41 anni fa - ha detto Will Barclay - Se non gli avesse sparato, Walter non avrebbe sofferto tutti questi anni''.