George Bush, in Iraq per una visita non prevista, ha annunciato la possibilità di ridurre l'impegno militare Usa, con un minor impiego di truppe ma garantendo agli iracheni le stesse condizioni di sicurezza. Il ridimensionamento sarà possibile se "i progressi continueranno", ha detto nella base Al Asad, aggiungendo che "qualsiasi riduzione deve avvenire per fredde valutazioni militari e non per reazioni nervose di politici di Washington".
Bush ha incontrato nella base militare nel deserto anche il premier iracheno Nuri al Maliki ed i capi tribali della provincia di Anbar scelta dalla Casa Bianca, per la sosta a sorpresa in Iraq, per il suo valore altamente simbolico: ''un anno fa questa provincia era considerata perduta - ha osservato Bush - adesso è considerata una delle più sicure d'Iraq. Questo mostra che il successo in Iraq è possibile. Il mio messaggio è che l'America non abbandona gli amici e non abbandonerà il popolo iracheno''.
IL VIAGGIO A SORPRESA
La visita in Iraq era stata progettata da alcune settimane sfruttando l'occasione del viaggio già in programma del presidente in Australia, dove è atteso per partecipare al summit Apec, il vertice dei paesi del Pacifico.
Per mantenere il segreto Bush è uscito da una porta laterale della Casa Bianca dirigendosi alla base area di Andrews, dove l'aspettava l'Air Force One, accompagnato da una sola vettura di scorta invece del solito vistoso corteo presidenziale. Alla base l'attendevano il segretario di stato Condoleezza Rice ed il consigliere per la sicurezza nazionale Stephen Hadley e un gruppo ristretto di giornalisti al seguito che erano stati informati solo all'ultimo momento della sosta fuori programma in Iraq. Con un aereo diverso sono giunti in Iraq anche il ministro della difesa Robert Gates, il capo di stato maggiore Peter Pace ed altri alti ufficiali del Pentagono dando così la possibilità a Bush di tenere un insolito "consiglio di guerra" proprio nel deserto iracheno, nel cuore di una base dove sono dislocati oltre 10 mila soldati americani.
Bush ha ascoltato un rapporto sulla situazione da parte del generale David Petraeus, responsabile delle forze Usa in Iraq, con una settimana di anticipo sulla attesa testimonianza che Petraeus dovrà rendere al Congresso, il 10 settembre, insieme all'ambasciatore americano a Baghdad Ryan Crocker sul successo o meno della strategia della Casa Bianca.
Inoltre Bush dovrà consegnare al Congresso il 15 settembre a sua volta un rapporto che gli darà la possibilità di annunciare possibili correzioni di rotta e l'inizio di una riduzione dela presenza militare Usa in Iraq, giunta a 162 mila unità, con notevole usura per la macchina militare del Pentagono e in particolare per l'esercito ed i marine.
Il presidente è sottoposto a forti pressioni non solo da parte della opposizione democratica ma anche da un certo numero di esponenti repubblicani perché annunci una strategia di uscita dall'Iraq e l'inizio del rimpatrio delle truppe Usa. L'inquilino della Casa Bianca ha socchiuso la porta da una possibile riduzione ma, ha sottolineato, questo dovrà avvenire ''in una situazione di forza e successo e non di paura e fallimento''.
Dopo la sosta in Iraq il presidente Bush è atteso in Australia dove resterà fino all'8 settembre per partecipare al summit APEC, che tuttavia abbandonerà con un giorno di anticipo rispetto alla conclusione dei lavori per tornare negli Stati Uniti in tempo per la presentazione al Congresso del rapporto sull'Iraq del generale Petraeus.