"La Commissione Ue ritiri la proposta che autorizza la coltivazione del nuovo mais transgenico 1507". La richiesta viene dall'Italia e da altri 11 Paesi in una lettera inviata al commissario alla Salute, Tonio Borg, e firmata anche dal ministro per gli Affari europei, Enzo Moavero. Nella missiva si fa riferimento al consiglio Affari generali, in cui gli Stati hanno deciso di non votare. E si sottolinea che solo 5 Stati hanno sostenuto la proposta.
"La Commissione non pu� ignorare le preoccupazioni" - La lettera si riferisce al Consiglio Affari generali dell'11 febbraio dove gli Stati hanno deciso di non votare: "La discussione al Consiglio ha reso chiaro che nella sensibile questione di autorizzare il mais 1507, la soluzione � nelle mani della Commissione. Che � ancora nella posizione di ritirare la sua proposta". I dodici Paesi firmatari della lettera oltre all'Italia, sono stati Austria, Bulgaria, Cipro, Francia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Slovenia, Malta.
Questi Stati ricordano che "una grande maggioranza degli attori coinvolti, il Parlamento Ue e gli Stati membri si sono ripetutamente opposti alla proposta" e ieri "solo 5 Stati l'hanno sostenuta mentre 19 erano contro". "Siamo convinti - concludono - che la Commissione non pu� ignorare le preoccupazioni legali, politiche e scientifiche di cos� tanti Stati e del panorama politico". E si dicono "fiduciosi che la Commissione ritirer� la proposta".
"Legalmente obbligata" - Una richiesta destinata a essere un buco nell'acqua come ha spiegato nei giorni scorsi il portavoce del commissario Ue all'Agricoltura. Dopo che il Consiglio Ue non ha votato sul tema, infatti, la Commissione europea � "legalmente obbligata" ad adottare la proposta di coltivazione del mais geneticamente modificato Pioneer 1507. Il portavoce ha concluso che la Commissione "non ha opzioni, se non quella di adottare la proposta".
Borg: "nessun nuovo argomento" - Il commissario Tonio Borg afferma che nella lettera non c'� "nessun nuovo argomento". Secondo Borg toccava ai 28 opporsi all'ok che la Commissione � ora tenuta a dare.