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Tronchetti: pago la mia autonomia

Lo sfogo dopo la vendita agli spagnoli

Il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera spiega nelle interviste al "Corriere della Sera" e alla "Stampa" il suo addio a Telecom Italia. "Mi hanno fatto pagare la mia autonomia. Ma io voglio continuare a fare l'imprenditore e a battermi per l'autonomia degli imprenditori dalla politica". Difende la sua gestione di Telecom e dice di avere grossi progetti di nuovi investimenti.

Nell'intervista con il "Corriere" Tronchetti dice di avere una profonda convinzione: aver retto il timone "con onestà e senza compromessi". Dalla conclusione della vendita, il patron di Pirelli dice di uscire con "più consapevolezza. Di aver fatto quanto possibile, in questi sei anni, perchè Telecom Italia fosse una bella azienda, come tutti oggi confermano, e per cercare di darle una prospettiva futura, come oggi si sta avverando".

Alle accuse che gli sono state rivolte su una gestione fallimentare dell'azienda Telecom risponde che arrivano da chi non guarda "ai bilanci e alla realtà. Abbiamo comprato un'azienda controllata attraverso scatole cinesi, indebitata per 43 miliardi, che tecnologicamente era, per esempio, inesistente nella banda larga. Abbiamo accorciato la catena di controllo, svalutato partecipazioni e attività per 12 miliardi - una legge finanziaria o un punto di Pil, se vuole un paragone - e ridotto i debiti a 29 miliardi prima dell'acquisto di Tim. La banda larga, oggi, in Italia c'è e ce l'hanno 7 milioni di clienti. Perchè quest'azienda che secondo alcuni non investiva, in realtà tra il 2002 e il 2006 lo ha fatto mediamente per il 17% del suo fatturato. Il rapporto più alto d'Europa".

E sul fatto che Telecom, Tronchetti la pagò 4,2 euro ad azione, mentre oggi la rivende a 2,82, dice: "Non ho valutato, venendo da un'azienda come Pirelli con il 90% delle attività all'estero e in un mercato aperto e competitivo, che in Italia era prematura una cosa: pensare che anche le telecomunicazioni potessero essere valutate come un'attività normale, in cui l'imprenditore si muove con autonomia".

Ed ecco che arriviamo alla nota dolente, le "interferenze della politica". "Ho sottovalutato tutto l'ambiente, le conflittualità regoaltorie. Il che vale probabilmente per tutta l'Europa: in questo settore non si vede di buon occhio l'imprenditore privato. Anche se noi, intendo Telecom, evidentemente qualcosa di buono abbiamo fatto: se i commissari europei hanno riconosciuto, in questi anni, la maggior apertura del mercato italiano, forse anche noi vi abbiamo contribuito".

E sulle interferenze precisa ancora: "Questo è un Paese che vede in modo anomalo l'imprenditore. O ne mette in discussione il ruolo. Oppure lo concepisce come valido solo se subalterno. Questo porta al rifiuto del confronto, alla confusione fra attività imprenditoriale e poteri pubblici. Eppure la sua forza, il suo ruolo nella crescita del Paese, la piccola e media impresa e non solo, li ha abbondantemente dimostrati. Quindi, per chi fa l'imprenditore da trent'anni questa situazione semmai risveglia l'orgoglio imprenditoriale. E' uno stimolo a far valere la verità. La grande soddisfazione per me, oggi, è che tutti dicono: Telecom è una grande azienda".

Sugli investimenti che ha in mente per Pirelli dice: "Lo sviluppo degli investimenti avverrà nei nostri settori e dove lo consentirà il mercato. Sono certo anche in Italia. E comunque li potenzieremo, soprattutto nella ricerca". Alla domanda sui dossier illeciti e sul fatto che non avesse mai avuto nessun sentore di quanto stava capitando Tronchetti risponde: "Non ho mai avuto nemmeno un debole segnale. Anzi, l'opposto: da tutti gli organismi istituzionali, anche nei periodi di allarme terrorismo in Europa, avevo solo riconoscimenti all'efficienza dell'azienda. Siamo stati poi noi, quando sono emerse le prime irregolarità, a dare tutte le carte alla magistratura. Dopo di che, se penso che nel 2004 mi ero rifiutato di far partecipare l'azienda alla gara per fornire i servizi di intercettazione alle Procure... Bello scherzo del destino". E su tutti gli accordi sfumati in questi mesi, da quello con Murdoch a quello con At&t e America Movìl? "Forse, nella cultura di questo Paese, non si concepisce che un'azienda come Telecom possa essere gestita da un imprenditore privato in autonomia. E fuori da un sistema di relazioni politiche".