sport

Catania, calcio si ribella al Tar

Abete: "Siamo davvero sorpresi"

Il mondo del calcio accoglie con amarezza e sorpresa la decisione del Tar di accogliere il ricorso dei tifosi del Catania e consentire l'ingresso agli stadi al pubblico rossoblù. Abete stigmatizza l'atteggiamento del tribunale amministrativo: "Siamo davvero sorpresi - dice -; sono passati solo due mesi dalla morte di Raciti". Matarrese è ancora più duro: "E' un fulmine a ciel sereno, uno sgambetto da ammonizione".

Appena eletto, in carica da lunedì, e già alle prese con la prima spina del suo mandato. Giancarlo Abete, neo presidente federale, non ha preso bene l'apertura del Tar di Catania al ricorso dei tifosi rossoblù, con conseguente termine del divieto per la tifoseria siciliana di prendere parte alle gare casalinghe del club di Pulvirenti. "Siamo veramente sorpresi da questa decisione - ammette -, a due mesi dai tragici eventi in cui ha perso la vita l'ispettore di polizia Filippo Raciti". Poi, una precisazione di carattere giuridico. "Nutriamo grande rispetto per tutti i pronunciamenti della magistratura italiana, di qualsiasi ordine e grado - prosegue il massimo dirigente del pallone nostrano -, ma intendiamo allo stesso tempo riaffermare l'autonomia dell'ordinamento sportivo e, in questo ambito, richiamarci alle leggi dello Stato, tra cui la 280 del 2003, che stabiliscono i percorsi giuridici di impugnazione di atti della Figc, assegnati alla esclusiva competenza del Tar del Lazio in primo grado e del Consiglio di Stato in secondo grado". Una stoccata dritta al tribunale amministrativo della provincia etnea, con tanto di volontà già espressa di ribellarsi alla sentenza. "La Figc compirà immediatamente i passi più opportuni sotto il profilo giuridico e processuale - conclude -. Voglio richiamare anche l'attenzione su profili diversi che riguardano aspetti politici, di ordine pubblico e, non ultimi, di carattere morale, legati alle vicende degli ultimi mesi. Per domattina è prevista la consueta riunione settimanale dell'Osservatorio del Ministero degli Interni, con il quale il mondo del calcio sta lavorando in perfetta sintonia: per esperienza e competenza sarà quella la sede per una valutazione approfondita di tutti questi aspetti".

Anche Antonio Matarrese, presidente della Lega calcio, chiude le polemiche con il suo omologo federale e sposa la tesi e l'atteggiamento di Abete. Anzi, i toni sono ancora più duri. "Per noi è un fulmine a ciel sereno - attacca -, non ce l'aspettavamo sicuramente. Ci atteniamo a quelle che sono le norme della giustizia sportiva, che prevedono tre gradi di giudizio, mentre i magistrati del Tar hanno la loro filosofia. Ma non so a cosa possa servire a tutto ciò. Il presidente Abete è il nostro capo e saprà lui come uscire da questa situazione. Si parla sempre di aiutare il calcio, ma mi sembra lo si voglia fare solo a parole. Dopo quello che è successo l'estate scorsa, ci siamo messi in condizione di essere rispettati per il nostro lavoro e poter gestire autonomamente il mondo del calcio. Questo è invece uno sgambetto da ammonizione, siamo sempre in alto mare". Poi, un avvertimento e uno scenario catastrofico all'orizzonte, da allontanare immediatamente. "Il timore è che adesso ogni Tar possa prendere esempio da quello di Catania e mandare in tilt il sistema. Ma c'è un nuovo codice di giustizia sportiva molto duro: quando entrerà in vigore, i presidenti si calmeranno perché quando si toccherà la tasca...".