politica

Referendum, piccoli contro grandi

E i promotori vanno avanti con le firme

Dopo l’accordo sulla bozza Chiti per la riforma della legge elettorale, nell’Unione scoppia il caso referendum. Il compromesso sul quale sono pervenuti tutti i partiti della coalizione resta quello di bocciarlo, ma non mancano dissapori e risentimenti tra i piccoli e i grandi della squadra. Con i primi, che chiedono una netta posizione contraria da parte di tutti e i secondi che, al contrario, non bloccano la raccolta firme dei promotori.

A chiedere una bocciatura drastica sono i Popolari-Udeur che si aspettano, come gli altri, non solo che sul referendum “arrivi una posizione unitaria del centrosinistra a favore del no”, ma anche che la spinta arrivi proprio da Ds e Margherita, affinché chiedano ai loro iscritti di uscire dai comitati promotori.O per lo meno, un’altra soluzione proposta stavolta dalla Rosa nel Pugno, potrebbe essere quella di sostenere l’astensione nel caso di consultazione.

Tira e molla, insomma, che alla fine fa arrivare ad una linea compromissoria prospettata dal verde Angelo Bonelli, definendo cioè “il referendum assolutamente inadeguato a raggiungere gli obiettivi di riforma elettorale”. Soluzione poco chiara, e soprattutto indigesta al gruppo dell’Ulivo.

Al punto che in una nota congiunta, cinque senatori ulivisti (D’Amico, Magistrelli, Morando, Negri e Tonino) non nascondono la delusione. “Prendiamo atto con soddisfazione – così c’è scritto - dell’accordo unanime dell’Unione su una proposta di riforma elettorale. Attendiamo di conoscerne i contenuti – continua la nota non senza polemica – visto che in nessun occasione il gruppo dell’Ulivo ha potuto discuterne e neppure prenderne visione”.

E per non tralasciare nulla, ecco pure una bella frecciatina sul referendum. “Se qualcuno – conclude la nota - deciderà di farci conoscere la proposta, potrà trovarci a partire dal 24 aprile ai tavoli per la raccolta delle firme”. Dunque, i promotori non arretrano. Parola di Giovanni Gazzetta, che non usa eufemismi: “I cittadini – sbotta – attendono di conoscere con quale proposta l’Unione intenda modificare l’attuale legge elettorale. Noi comunque andremo avanti con la raccolta delle firme che comincia il 24 aprile”.

Insomma, ognuno va avanti per la strada. Tanto che cade nel vuoto pure il tentativo di mediazione del capogruppo alla Camera dell’Ulivo, Dario Franceschini, che aveva proposto ai promotori di far slittare il referendum di un anno.