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Berlino, ovazioni per la Faithfull

Interpreta una nonna "a luci rosse"

Alla fine della proiezione di Irina Palm diretto da Sam Garbarski con Marianne Faithfull, in concorso alla Berlinale, tutti i presenti in sala hanno tributato dieci interminabili minuti di applausi e una standig ovation all'attrice-cantante. La Faithfull veste i panni di una nonna che va a lavorare in un locale sexy per poter raccogliere soldi per il nipote malato. In molti scommettono che andrà a lei il premio come migliore interprete.

La vita della donna, inizialmente disoccupata, viene completamente stravolta dalla malattia del nipotino. E pur di pagargli un costosissimo intervento in Australia si imbatte nel "Sexy World" e accetta un degradante ruolo di hostess. In gergo, come le spiegano, significa però che dovrà anche soddisfare le richieste dei clienti: "Non mi considero conformista - dice l'attrice- ma non credo che riuscirei mai ad arrivare a tanto. Eppure capisco la mia Maggie: l'amore per il nipote è per lei come quello di un figlio".

Principalmente nota per la sua carriera musicale, la Faithfull non nega le enormi difficoltà incontrate per il film: "Per calarmi nella parte ho dovuto prima resettare qualsiasi mia precedente esperienza. Alcune scene sono state particolarmente sgradevoli. Niente, però, rispetto a quanto vivano nella realtà queste donne. Ho parlato con molte di loro e quelle che raccontano sono storie di vera disperazione".

Ad avvicinarla al film, racconta Garbarski, è stata la sua partecipazione a "Marie Antoinette" di Sofia Coppola: "Ho letto un articolo su di lei mentre ero in aereo. Appena atterrato ho chiamato il mio produttore e il suo nome ha subito messo d'accordo tutti".

Nel dramma del film, acquistato per l'Italia della Teodora, non manca però anche uno spiraglio di luce e speranza: "Fra le cose più belle e toccanti è l'amore fra il mio personaggio e il gestore del sexclub - specifica l'attrice - il fatto che sbocci nello squallore e nella disperazione, rappresenta simbolicamente la possibilità di continuare a sognare".

"Non mi interessava documentare gli squallidi ambienti del business del sesso -dice il regista Garbarski- quanto raccontare il percorso di questa donna e l'amore che la spinge".

Nonostante la durezza della storia, la regia segue la parabola della protagonista con estremo pudore: "Ho deliberatamente adottato una prospettiva rispettosa e delicata - conclude Garbarski -, proprio per rispecchiare l'atteggiamento e la buona fede, che guidano la protagonista nelle sue scelte".