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Fortnite: l’ennesimo tablet distrutto per una partita di troppo scatena lo scandalo

Una nota conduttrice britannica finisce sotto accusa per aver fatto a pezzi il dispositivo dopo una crisi di nervi. La causa: i figli erano dipendenti da Fortnite

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Sin dal giorno del suo esordio, Fortnite ha attirato oltre 125 milioni di giocatori da tutto il mondo, insieme a una discreta quantità di controversie. Il suo team di sviluppo, Epic Games, è stato così accusato di utilizzare tecniche di gioco "predatorie", che spingono bambini e ragazzi verso il gioco d’azzardo e le microtransazioni, diventando così preda dei cyber criminali.

È di non molto tempo fa la notizia di una bambina di nove anni che, dopo l’ennesima crisi di dipendenza dallo sparatutto, aveva visto il padre arrivare al gesto estremo di distruggere il dispositivo con cui stava giocando

Purtroppo non si è trattato di un caso isolato: durante un’intervista alla britannica Channel 5, la conduttrice Kirstie Allsopp ha confessato di aver ridotto in pezzi l’iPad dei figli rompendolo in due sul tavolo della cucina, perché i due bambini avevano di molto superato l’orario consentito per giocare ai videogame.

Pur avendo chiarito di non aver commesso il gesto di fronte ai figli, l’accaduto ha scatenato un ampio dibattito, portando l’opinione pubblica a parlare di un vero e proprio scandalo.

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Andy Robertson, giornalista di videogiochi che ha collaborato per diverso tempo con l’azienda di telefonia mobile inglese Tesco proprio nel tentativo costruire un sistema per guidare i genitori verso una sana abitudine alla tecnologia dei figli, ha dichiarato a The Independent che distruggere i dispositivi invia un messaggio sbagliato ai bambini, poiché ne suggerisce loro un’innata pericolosità.

"Invece di tentare sempre di giustificare la frustrazione dei figli che non si attengono ai limiti di tempo imposti per i videogiochi, un approccio sicuramente migliore sarebbe giocare insieme a loro, guidandoli verso una dieta più varia di attività", ha affermato. "Fortnite è valutato con un PEGI adatto a bambini di età pari o superiore a 12 anni. Offre un'esperienza positiva e coinvolgente in cui i bambini possono socializzare e competere tra loro online. Certo, tale momento videoludico di confronto deve far parte di uno stile di vita equilibrato che includa esercizio fisico e attività all'aperto".

La dipendenza da gioco è stata riconosciuta come patologia solo quest’anno dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, ma si è già dimostrata controversa. Il disturbo è definito sul sito dell'organizzazione come caratterizzato da "controllo alterato, crescente priorità data ai giochi online su altre attività nella misura in cui questi hanno la precedenza su altri interessi o attività quotidiane e il perseverare di tale dipendenza nonostante si verifichino eventi negativi". Affinché il disturbo venga diagnosticato, il modello di comportamento dovrebbe normalmente essere evidente in un individuo per almeno 12 mesi.

“Invece di limitarsi a mettere in guardia le persone dai giochi per computer, gli operatori sanitari e il Sistema Sanitario Nazionale dovrebbero creare spazi o sezioni dedicate al supporto della salute mentale delle persone colpite da tali dipendenze all’interno dei giochi stessi", ha dichiarato il professor Andy Miah, docente di Scienze della Comunicazione e Informatica per la Comunicazione Digitale dell' Università di Salford. "Dobbiamo pensare a quali servizi e assistenza potrebbero essere offerti in questi ambienti digitali, perché non possiamo aspettarci che i giovani escano da questi mondi da soli e cerchino aiuto".

 

 

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