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Caso Cucchi, Riccardo Casamassima: "L'Arma mi ha punito per aver contribuito a riaprire l'inchiesta"

L'appuntato nel 2009 raccolse la confidenza di un collega ma solo nel 2015 trovò il coraggio di raccontare la frase riferita da un maresciallo: "Hanno massacrato di botte un arrestato"

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Punito per aver aiutato a riaprire l'inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi. E' la denuncia di Riccardo Casamassima, appuntato in servizio da molti anni e in prima linea nel contrasto al traffico di stupefacenti, che si è ritrovato nel giro di poco tempo ad aprire e chiudere il cancello di una scuola militare. E dopo qualche mese trasferito in un ufficio senza competenze, costretto a passare le ore davanti a una scrivania vuota. Per questo l'Snac, l'agenzia anti corruzione, ha aperto un procedimento sanzionatorio nei confronti di 6 alti ufficiali - 5 generali e un colonnello - perché ritiene ingiustificati i procedimenti a carico del carabiniere che accusò i colleghi. Una denuncia, ribadita davanti alle telecamere all'indomani di una delle sue deposizioni in procura, nel maggio scorso.

Ricardo Casamassima nel 2009 raccolse la confidenza di un collega, ma solo solo nel 2015 trovò il coraggio di raccontare la frase riferita da un maresciallo: "Hanno massacrato di botte un arrestato". Quella denuncia fece emergere la seconda verità sul caso Cucchi: una storia di depistaggi, di innocenti finiti sotto processo e di responsabilità scottanti venute a galla solo molti anni dopo.

L’inchiesta dell’Anac - non ancora conclusa - sostiene che Casamassima sia vittima di un accanimento ingiustificato da parte degli alti ufficiali. Intanto il comando generale ha scelto di non commentare: "Aspetteremo l'esito degli accertamenti dell'autorità anticorruzione", dicono da viale Romania.

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