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Manovra, sì a notte fonda del Senato alla fiducia | Bagarre in Aula, ira Pd | M5s accusa i tecnici del Mef

Il testo sarà ora trasmesso alla Camera per il passaggio finale, con l'Aula prevista per il 28 e 29 dicembre.

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Fiducia sul maxiemendamento e ok del Senato a notte fonda alla Manovra. Lunga e complessa la giornata a Palazzo Madama, con la protesta delle opposizioni, capeggiate dal Pd che ha occupato i banchi del governo, annunciando che non avrebbe partecipato al voto e che ricorrerà alla Consulta. Il testo è arrivato in Aula con notevole ritardo dopo sei correzioni formali al testo in Commissione e lo stralcio della norma sugli Ncc. Rissa tra senatori di FI e Lega. Il M5s scarica sul Mef la colpa per i ritardi, ma il Carroccio difende i tecnici.

I lavori, che portano al via libera alla fiducia in nottata, procedono durante la giornata di sabato a rilento, tra i "buffoni" e i "vergogna" delle opposizioni che all'unisono abbandonano la commissione. In un percorso accidentato che lascia strascichi anche nel governo, con nuovi attacchi del M5s ai tecnici del ministero dell'Economia e della Ragioneria, difesi dalla Lega.

Le correzioni e i ritardi - Il "maxiemendamento" alla Manovra, che al Senato recepisce tutte le modifiche e su cui il governo ha posto la fiducia, viene corretto almeno altre tre volte solo nel corso della giornata. Il governo, a testo già presentato, decide di stralciare la norma sugli Ncc, le auto con conducente, che ha fatto insorgere i tassisti a Roma. Norma che rientra però con un decreto "ad hoc" a cui il Cdm della nota di variazione al bilancio dà in nottata il via libera. Ma è ai due decreti che devono arrivare in Cdm a inizio gennaio, su pensioni e reddito di cittadinanza, che già guardano M5s e Lega.

Gli attacchi ai tecnici del Mef - Nel governo la preoccupazione non viene dissimulata: le risorse sono ridotte e, ad esempio, la finestra di "quota 100" per gli statali potrebbe partire in autunno e non, come vorrebbe Salvini, in estate. E il bacino del reddito, spiegano fonti della maggioranza, potrebbe dover essere ridotto (fino a 700mila persone in meno), con il rischio di rinvio dei primi assegni anche da dopo giugno.

Sarebbe questa una delle ragioni, si rimarca ancora negli stessi ambienti, dei nuovi, duri, attacchi di ambienti M5s ai "tecnici" del Mef e della Ragioneria (il ragioniere Daniele Franco, spiegano, è in scadenza). Attacchi da cui la Lega prende le distanze, con Massimo Garavaglia e Matteo Salvini, che definisce "ragionevole" anche la commissione Ue.

L'irritazione del Colle - Al 22 dicembre e a nove giorni dall'esercizio provvisorio di bilancio, i fari sono però puntati tutti sul Parlamento, che vota in Aula un testo mai esaminato in commissione. Certamente il Quirinale avrebbe preferito un percorso parlamentare più lineare. Tanto che sempre in ambienti della maggioranza si parla senza mezzi termini di irritazione del Quirinale. Ma ormai c'è solo da evitare di chiudere l'anno senza legge di bilancio. Sergio Mattarella aveva esplicitato con chiarezza il suo pensiero solo tre giorni fa. Sollecitando a "preservare" il ruolo del Parlamento, il capo dello Stato aveva in sostanza ricordato alla nuova classe dirigente che l'Italia è e rimane una Repubblica parlamentare.

Lo scontro in Aula - Riccardo Fraccaro, che in serata, unico ministro presente, pone la fiducia mentre dalle opposizioni urlano e lanciano fogli, assicura che "il rispetto" del Parlamento c'è e i ritardi sono dovuti alla trattativa con l'Ue. "Le istituzioni sono ben salde", dichiara il presidente della Camera Roberto Fico, che si impegna a limitare l'uso dei decreti. Ma la minoranza protesta e chiede le dimissioni del presidente della commissione Daniele Pesco e l'intervento della presidente Elisabetta Casellati.

Le opposizioni lasciano la commissione, Pd annuncia ricorso alla Corte Costituzionale - Lo scontro si inasprisce nel pomeriggio, quando la commissione sospende i lavori perché devono essere fatte sei correzioni formali al testo e lo stralcio della norma sugli Ncc. "Buffoni", gridano i senatori di opposizione. Nell'ufficio di Pesco è un via vai di sottosegretari, scuri in volto. La commissione viene sospesa, poi la maggioranza vota il "maxi" corretto, assenti gli altri gruppi. In Aula, mentre più d'uno chiede un'altra verifica in corso sul testo da parte della Ragioneria per il rischio di errori, dal Pd Andrea Marcucci annuncia che presenterà conflitto d'attribuzione alla Corte Costituzionale per il percorso della Manovra. "Combatteremo tutta la notte", annuncia battaglia Matteo Renzi. "Verrebbe voglia di fare un 'Vaffa day': votate di notte perché vi vergognate", dice da Fi Annamaria Bernini.

Dopo il via del Senato, il testo sarà trasmesso alla Camera per il passaggio finale, con l'Aula prevista per il 28 e 29 dicembre. Con il varo definitivo, salvo sorprese, quasi a un passo dall'esercizio provvisorio.

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