
Covid, Valle d'Aosta in rosso e Sardegna in arancione | Brusaferro: "Curva cala ma con lentezza"
L'ordinanza del ministro della Salute in vigore dal 3 maggio cambierà i colori di due regioni. Dall'Iss arrivano inviti alla prudenza

Il ministro della Salute Roberto Speranza, sulla base dei dati e delle indicazioni della cabina di regia, firmerà le nuove ordinanze che andranno in vigore a partire dal 3 maggio. E' in area rossa la Valle d'Aosta, mentre in quella arancione sono Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna. Tutte le altre Regioni e Province autonome sono in zona gialla. Dall'Iss inviti alla prudenza, Brusaferro: "La curva cala ma lentamente".
L'Italia si appresta dunque a passare un'altra settimana "a colori" dove il giallo resta quello preminente. Da lunedì la Valle d'Aosta sarà l'unica regione in zona rossa mentre la Sardegna scende nella fascia arancione insieme a Basilicata, Calabria, Puglia, e Sicilia. Tutte le altre sono invece in area gialla. In otto regioni comunque, nonostante il trend in discesa, il tasso di occupazione delle terapie intensive resta sopra la soglia di attenzione del 30% (erano 12 la settimana precedente). Per quanto riguarda il fattore di rischio in undici regioni è moderato ma in 3 (Basilicata, Campania e Sicilia) l'Rt puntuale è maggiore di uno.
Secondo il quadro settimanale dell'andamento epidemiologico in Italia presentato dal presidente dell'Iss, Silvio Brusaferro l'indice Rt è in leggera risalita a 0,85 da 0,81 ma l'incidenza in calo (146 casi su 100mila abitanti contro i 152 dell'ultimo monitoraggio). Migliorano anche la pressione sulle strutture ospedaliere, sia in area medica che nelle terapie intensive. Scende di un anno l'età mediana dei casi registrati (42 anni contro 43) e quella dei pazienti ricoverati (66 anni rispetto a 67). Questo dato potrebbe spiegarsi con i primi effetti delle vaccinazioni sulla popolazione anziana.
Nonostante un quadro che appare in via di miglioramento Brusaferro sottolina come la situazione sia di "decrescita lenta" che quindi non si può tradurre come un "liberi tutti". Le parole d'ordine restano "attenzione e gradualita' nelle riaperture" perché l'incidenza resta "tre volte superiore ai 50 casi ogni 100mila abitanti che è la soglia per il tracciamento automatico". Un dato che deve scendere "per poter intervenire tempestivamente dove dovessero insorgere varianti nelle comunità", dice ancora il presidente dell'Iss.
Per quanto riguarda le varianti quella inglese è ormai prevalente in Italia al 91,6%, con valori oscillanti tra le singole regioni tra il 77,8% e il 100%. Per quanto riguarda le altre varianti l'attenzione resta massima, a partire da quella indiana. "E' sotto investigazione, dobbiamo capirne le caratteristiche", il pensiero di Giovanni Rezza, direttore generale della prevenzione del Ministero della Salute. Un invito alla calma a tal proposito giunge da Francesco Vaia, direttore sanitario dello Spallanzani di Roma. "Non spaventiamo le persone con toni troppo allarmistici. Non vi è ancora alcun dato, ripeto alcun dato, che ci faccia dire che la variante indiana sia più cattiva o più contagiosa", il suo pensiero.