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Gli Usa fuori dal Wto? La minaccia di Trump è un messaggio alla Cina

Il presidente americano tenta di mettere un freno all'espansione "senza regole" di Pechino. E guarda all'India come partner militare e commerciale nell'area

-afp

Dopo l'uscita dagli accordi di Parigi sul clima e l'imposizione di dazi su molti prodotti stranieri, negli ultimi giorni Trump è tornato alla carica. Prospettando, questa volta, la possibilità che gli Stati Uniti escano dalla World Trade Organization, l'organizzazione mondiale del commercio. A quanto pare l'annuncio è un messaggio forte alla Cina: Pechino, infatti, dal Wto ottiene vantaggi senza però adeguarsi alle regole internazionali.

Un rapporto inviato al Congresso dall'United States Trade Representative, scrive infatti Alberto Cossu sulla rivista online Oltrefrontiera, valutando la conformità della Cina al quadro normativo della World Trade Organization sottolinea che, sebbene Pechino, dopo l'adesione al Wto del 2001, si fosse impegnata ad adeguare le proprie leggi al quadro normativo internazionale, in realtà non l'ha mai fatto. Ciononostante continua a sfruttare lo status di appartenenza al Wto, che da parte sua, non disponendo di un potere coercitivo, nulla può fare se non richiami che restano inascoltati.

L'economia cinese, insomma, resta "non di mercato" (come ha dovuto riconoscere anche l'Unione europea), non rispetta le normative sulla proprietà intellettuale, della reciprocità e trasparenza, e soprattutto lo Stato continua ad aver un ruolo rilevante nella vita economica del Paese. E Pechino, sottolinea la rivista online, "approfitta della situazione per crescere e arricchirsi scaricando il costo sul mondo che gioca rispettando le regole". Ecco allora che, in questo contesto di impotenza del Wto, "l'amministrazione Trump è costretta a ricorrere ad altri strumenti tra cui anche la prospettiva di uscire dal Wto". Che però rischia di isolare gli Usa, sebbene Washington possa contare su un peso economico ancora in grado di condizionare pesantemente le altre economie e spostarle verso decisioni più conformi al proprio volere.

In questo quadro assume quindi grande rilevanza il vertice Usa-India in programma a Nuova Delhi il 6 settembre, dato che la National Security Strategy americana ha affidato all'India il ruolo di principale partner sia nella cooperazione per la difesa e la sicurezza dell'area Indo-Pacifica, sia per la strategia di contenimento della Cina (sul fronte economico) e del Pakistan (dal punto di vista della minaccia terroristica islamica).

Le relazioni tra Nuova Delhi e Washington, però, in questo momento stanno attraversano una fase particolarmente delicata per via di alcune misure dell'Amministrazione Trump. Si tratta, scrive sempre Alberto Cossu su Analisidifesa.it, dei provvedimenti CAATSA (Countering America's Adversaries Through Sanctions Act) che, esecutivi da aprile "dispongono misure sanzionatorie nei confronti di due Stati che per l'India sono considerati partner strategici: Russia e Iran. La Russia, infatti, è il principale fornitore di sistemi d'arma mentre l'Iran di petrolio. E se per quanto riguarda le armi il governo Usa ha nelle ultime settimane inserito l'India nella lista STA-1 (Strategic Trade Authorization-1), consentendo a Nuova Delhi (così come ad alleati del calibro di Corea del Sud e Giappone) di comprare dagli Stati Uniti prodotti di altissima tecnologia riducendone la dipendenza militare da Mosca, per quanto riguarda il greggio la questione è più delicata.

L'India, infatti, spiega il magazine specializzato in tematiche relative alla Difesa, "ha compiuto notevoli investimenti nel porto iraniano di Chabahar al fine di aprirsi una via verso l'Asia Centrale e l'Europa, creando un'opzione alternativa alla strategia della Nuova Via della Seta cinese".

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