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Federica Abbate: "E' bello dire la propria, canto quello che vivo"

La cantautrice presenta a Tgcom24 il suo primo Lp "In foto vengo male" (Carosello Records)

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Da autrice a cantante, o meglio, cantautrice. Il nuovo percorso Federica Abbate l'ha cominciato un anno e mezzo fa e indietro non si torna. Nonostante i grandi successi scritti per collegi ben più conosciuti, spronata dall'amico Marracash, ora le canzoni se le scrive e se le canta da sola. A Tgcom24 presenta il primo lp "In foto vengo male" e confessa: "Spero che in futuro non si parli più della Federica che scrive ma della Federica che canta".

Tutto è cominciato con In Radio e Marracash... 
Marra è un po' il padrino di tutto il mio progetto cantautorale, è lui che mi ha portato per la prima volta sul palco. In Radio è stato il mio battesimo. Ci siamo divertiti, siamo così diversi che ci siamo trovati benissimo, molto più simili di quello che si può immaginare. Mi ha insegnato ad essere coerente, a non avere paura, ad essere me stessa nella musica. Le mode cambiano, l'importante è trovare la propria direzione. Ho fatto quello che mi andava di fare...

 

E finalmente canti le tue canzoni, com'è stato il passo? 
Difficile. Ma è bello dire la propria... Mi sono lasciata guidare dalla musica, dopo aver scritto queste canzoni, mi sono detta 'darle a qualcuno è un vero peccato'. Cose così personali non potevano cantarle altri.. C'è un livello di coincidenza tra quello che dico e quello che vivo che non ho potuto scindere le due cose. 

 

Da un lato sei l'autrice di tante hit importanti dall'altra sei l'autrice che vuole fare la cantante...
Paradossalmente non sono in vantaggio, gli addetti ai lavori mi conoscono, ma la cosa più difficile è arrivare al pubblico. Ho 27 anni, il mio è un percorso, nulla succede all'improvviso. Certo, ci sono tante paure, come ogni salto che si fa. Avevo la stessa paura quando ho cominciato come autrice. Sono molto determinata e il coraggio non mi manca. Spero che tra qualche tempo qualcuno mi chiederà soltanto delle mie canzon

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E' diverso scrivere per se stessi?
Non è solo una questione di canzone, ma come la comunichi. Lo stesso brano se lo dai a un'altra persona può fare tutto e niente. Oggi c'è una sorta di livellamento, gli autori che lavorano in maniera tamburellante sono una decina, ma è raro il lavoro mirato, sul progetto personale invece ci sono pezzi che parlano di vita vissuta. C'è più sincerità.

 

Sei pronta per i live (debutta il 25 maggio al Mi Ami Festival di Milano, ndr)?
All'inizio non è stato facile stare sul palco, cercare uno stile, perché in realtà sono quella che sono e lo sono anche come personaggio. Sono un po' agitata, ci sto lavorando tanto, queste sono le mie prime prove da cantantessa, sono felice di incontrare le persone, sui social hai modo di parlarci, ma averle davanti è un'altra cosa. E' il bello di stare con gli altri.

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