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Verona, giovane prigioniera in Pakistan: si teme nuovo caso Sana

La studentessa, forse incinta, sarebbe stata costretta dal padre a tornare nel Paese d'origine per abortire. La giovane scrive alle amiche di temere per la sua vita

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A Verona, da febbraio, nessuno l'ha più vista, malgrado avesse detto: "Ci vediamo tra una settimana". Interrotti i contatti con gli amici e i compagni di classe. Fino a qualche settimana fa. Quando Sara (nome di fantasia), 20enne di origini pakistane residente da tempo con i familiari in riva all' Adige, ha ripreso a scrivere. Grida d'aiuto nelle quali la giovane scrive a un'amica che il padre potrebbe anche ucciderla. Come la povera Sana.

Messaggi arrivati via chat dal Pakistan che hanno spaventato le compagne di classe della giovane, e i professori temono che possa andare incontro allo stesso destino di Sana Chema, la 25enne pakistana che viveva a Brescia ed è stata uccisa dal padre e dal fratello nel villaggio di Mangowal, in Pakistan. Un delitto maturato in ambito familiare, per punire quella giovane che rifiutava il matrimonio combinato con un connazionale. "Tutto dev'essere fatto in una volta, se no stavolta mio padre uccide pure me", ha digitato sul suo cellulare Sara, scrivendo ad un' amica nei giorni scorsi. Solo l' ultimo di una serie di messaggi da brivido, tra Whatsapp e clip audio. Grida d' aiuto nelle quali, riporta il Corriere del Veneto, la giovane avrebbe persino raccontato di essere stata costretta ad abortire una volta arrivata in Pakistan e poi legata per giorni a una sedia e "sedata" con i medicinali.

Sara quando ha preso quell'aereo insieme ai parenti, era incinta. Il frutto di una relazione con un ragazzo veronese che suo padre non avrebbe mai tollerato. E il viaggio in Pakistan, secondo quanto trapelerebbe dalle chat, non sarebbe stato che un tranello per costringerla ad abortire. Alle amiche, infatti, Sara aveva raccontato che doveva tornare nel suo Paese d' origine per il matrimonio di un fratello e che sarebbe ritornata nel giro di pochi giorni. Invece la sua permanenza a migliaia di chilometri di distanza è durata mesi e mesi.

L' Ufficio scolastico provinciale nei giorni scorsi ha segnalato quanto accaduto al consolato del Pakistan di Milano, ma al momento non sarebbero arrivate risposte. Il padre le avrebbe ritirato i documenti per impedirle di rientrare in Italia. Ed è per questo motivo che Sara avrebbe chiesto alle amiche di "contattare qualche autorità" per andare a prenderla.

Farnesina verifica - La Farnesina ha chiesto all'ambasciata d'Italia ad Islamabad di verificare con urgenza, con le autorità locali, le notizie relative alla studentessa. "L'Italia difende con forza e in ogni circostanza il rispetto dei diritti umani e delle libertà e i diritti fondamentali sulla base della parità di uomini e donne", si legge in una nota.

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