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Roma, raid dei Casamonica in un bar: disabile frustata per essersi ribellata | Il barista: "Ho paura, temo vendette"

Violenza efferata perché due esponenti del clan non sono stati serviti per primi. "Ora devi chiudere o sei morto", è la minaccia al barista (anche lui picchiato a sangue) che però ha scelto di denunciare

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Terribile raid compiuto da membri del clan dei Casamonica lo scorso primo aprile, il giorno di Pasqua, in un bar di Roma. I boss erano entrati nel locale pretendendo di essere serviti per primi, saltando la fila. Una giovane donna disabile, che ha osato parlare, è stata frustata con la cinghia e presa a calci e pugni. "Ora ho paura, temo vendette", ha dichiarato il barista, che è stato pestato a sangue e il cui locale è stato distrutto.

Minniti: "Atti non rimarranno impuniti" - "Atti di questo tipo non possono rimanere impuniti". Lo ha dichiarato il ministro dell'Interno Marco Minniti. "Ho telefonato al capo della polizia Franco Gabrielli - ha aggiunto - al quale ho chiesto una risposta ferma e tempestiva".

Ipotesi aggravante mafiosa - L'indagine è stata affidata ai magistrati della Dda. L'ipotesi è che gli inquirenti possano valutare di contestare l'aggravante mafiosa ad Antonio Casamonica e suo cugino Alfredo Di Silvio autori dell'aggressione.

L'aggressione - Come ricostruisce La Repubblica, Antonio Casamonica era entrato nel bar di via Salvatore Barzilai con il cugino Alfredo Di Silvio. Dietro il bancone c'era un ragazzo romeno. "Questi romeni di merda non li sopporto proprio", hanno urlato perché non sono stati serviti immediatamente. All'interno del locale c'era anche una giovane disabile che si è ribellata: "Se il bar non vi piace andate altrove". La reazione è stata brutale.

Casamonica le ha strappato con una mano gli occhiali e li ha lanciati dietro al bancone, poi si è sfilato la cintura dai pantaloni e la ha passata a Di Silvio. Hanno preso la giovane alle spalle, l'hanno frustata e poi presa a calci, pugni fino a quando è crollata a terra massacrata. "Se chiami la polizia ti ammazziamo", è stata la minaccia finale.

Ma non è finita qui. Poco dopo Di Silvio è tornato nel bar con il fratello Vittorio. I due hanno fatto irruzione spaccando la vetrina, poi hanno rovesciato tavoli e sedie. "Qui comandiamo noi, non te lo scordare: questa è zona nostra. Ora questo bar lo devi chiudere, altrimenti sei morto", hanno intimato al barista dopo averlo massacrato di botte. Nel locale questa volta erano presenti cinque clienti ma nessuno di loro ha reagito, nessuno ha avuto il coraggio di dire o fare nulla. Non così il barista che, nonostante le minacce, ha scelto di ribellarsi al potere criminale e ha denunciato. Un affronto senza precedenti per i Casamonica.

Quando il clan è venuto a sapere della denuncia, si è mosso Enrico, il nonno dei fratelli Di Silvio. Si è presentato al bancone, ha ordinato un caffè e ha detto: "Ritira immediatamente tutte le accuse o morirai". Il barista, terrorizzato, ha tenuto chiuso il locale per due giorni. La moglie però non ci sta, non vuole buttare al vento tutti i sacrifici fatti per aprire quel bar. E così la coppia ha scelto di riaprire, a rischio della vita.

" Ora temo per me e per i miei bambini - ha raccontato il barista -. Gli aggressori quel giorno non volevano aspettare la fila e hanno detto 'qui noi siamo i padroni, è tutto nostro'. Pensavo che la signora stesse con loro, ma poi ho capito che stavano litigando e lei mi difendeva. Ad un certo punto le hanno gridato anche 'ti ammazziamo'".

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