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Pensioni, vertice a Palazzo Chigi

Tensione tra governo e sindacati

Oggi l'atteso incontro tra governo e sindacati. E anche se il vertice è informale, il clima sembra tesissimo. Sul tavolo temi pesanti. A Cgil, Cisl e Uil non piace la manovra-bis, non piace l'invito fatto da Padoa-Schioppa di moderare le richieste salariali e soprattutto non piacciono le voci che girano riguardo la previdenza che riguardano l'ipotesi di un ritocco dell'età pensionabile per le donne (da 60 anni a 63) e delle pensioni di anzianità.

In particolare i sindacati respingono le ipotesi, circolate sulla stampa, che il governo si appresterebbe a mettere mano all'età pensionabile, in particolare innalzando quella delle donne già con la prossima Finanziaria.

I sindacati fanno muro e chiedono se mai di affrontare le questioni pensionistiche a loro avviso ancora aperte, dal "gradone" del 2008 alla previdenza complementare, dalle pensioni degli atipici alla necessità di una maggiore flessibilità nelle uscite.

Il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, non commenta le indiscrezioni relative all'età pensionabile ma assicura invece che il governo sta pensando di risolvere la questione dello "scalone": "Vogliamo affrontarlo con un'uscita morbida trovando le compensazioni necessarie per l'equilibrio dei conti". In linea piu' generale il ministro dice che non c'e "nessun annuncio di nuove riforme" perchè "la legge Dini è il punto di riferimento, il solco sul quale lavorare".

Sull'ipotesi di allungare la vita lavorativa delle donne i sindacati non usano mezzi termini e la definiscono "un'uscita grave", o ancor peggio "indecente".

"La considero una provocazione - sottolinea Morena Piccinini, segretaria confederale della Cgil - e se qualcuno osasse confermarla di sicuro a me in piazza mi ci troverà. Quello che abbiamo detto piu' volte al governo di centro destra - spiega - e cioe' che la riforma della previdenza è stata fatta, non abbiamo motivo di rinnegarlo ad un governo di centro sinistra. La riforma e' stata fatta, e' strutturale, sta permettendo ancora oggi risparmi enormi, addirittura superiori a quelli che erano stati preventivati. Stop". La sindacalista mette in evidenza che "le donne hanno una carriera lavorativa piu' precaria, piu' fragile, piu' interrotta. Mediamente una donna che esce a 60 anni dal lavoro è costretta a sostituirsi ai servizi sociali che mancano, in un lavoro di cura verso i figli e le figlie, i nipotini, i genitori anziani".

Anche il segretario generale aggiunto della Cisl, Pierpaolo Baretta, evidenzia che le donne "sono già penalizzate da questo mercato del lavoro e un innalzamento della loro età pensionabile le penalizzerebbe ulteriormente". Baretta evidenzia, ancora, che "la societa' italiana e' caratterizzata dalla scarsa natalita' e da una lunga attesa di vita. Se vogliamo uscire da questa situazione di calo demografico, le donne vanno favorite e non penalizzate ulteriormente. Se c'è qualcosa da anticipare - sottolinea - e' invece la previdenza complementare".

Sulla stessa lunghezza d'onda il segretario confederale della Uil Paolo Pirani che fa notare come i periodi di pensionamento tra uomini e donne "si siano gia' avvicinati". "Non siamo poi in Svezia, siamo in Italia - commenta Pirani -, dove la presenza delle donne nel mercato del lavoro e' in calo e dove comunque, oltre al lavoro, le donne si occupano della cura dei figli e della gestione della casa. Questo giustifica una differente eta' di pensionamento". Il segretario confederale Uil punta il dito invece contro "l'assurdo l'assurdo gradone del 2008 che divide in maniera artificiale i destini delle pensioni" e chiede di affrontare la questione dei giovani, che lavorano per lo piu' con contratto atipico e ai quali con le regole di oggi "non e' assicurato un reale futuro previdenziale".