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The C64 Mini: un mito miniaturizzato

Un joystick da amare e odiare e una valanga di ricordi che bussano alla porta

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Ci sono nomi che sopravvivono al passare del tempo, ai decenni che spazzano via mode e modi di dire, per farsi trovare pronti quando il giro di valzer ricomincia. Il Commodore 64, campionissimo dell'epoca dei microcomputer che ha segnato la prima parte degli anni '80, non teme le primavere che fuggono. Tanto che oggi è tornato, con una riedizione strana e al tempo stesso ampiamente prevedibile.

Si chiama, in realtà, The C64 Mini ed è un piccolo hardware che riprende la forma dell'originale, con tanto di tastiera (finta), ma riducendo le dimensioni del 50%. Al suo interno c'è spazio per 64 giochi... e non poteva essere altrimenti. Il progetto è stato realizzato da Retro Games e in particolare da Paul Andrews, vero e proprio studioso della materia ed è disponibile al prezzo di 79,99 € anche in Italia.

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Una proposta che segue senza troppi imbarazzi la scia delle "mini-console" di Nintendo, che da due anni fanno strage di cuori e svuotano i portafogli a ogni latitudine e che abbraccia e cavalca l'ondata (che non è certo di oggi) della nostalgia canaglia. Per giocare con il The C64 Mini sono sufficienti pochi secondi, quelli che servono per collegare il cavo HDMI al televisore o a un monitor, l’alimentazione si avvale invece di un cavo USB micro (senza adattatore per la presa a muro) e nella confezione è presente la replica di un joystick Competition Pro.

Il menu principale mette in bella vista le decine di giochi disponibili, con descrizione sommaria e copertina. Ci sono tanti ottimi nomi, ma anche una buona quantità di titoli che all’epoca non avevano esattamente esaltato le masse. Quello che più conta, però, è che per iniziare una partita non esiste alcuna attesa: quando si è trovato il gioco che fa al caso proprio, è questione di un attimo e si è alla schermata del titolo. Insomma, non si è arrivati all’affascinante follia di emulare gli estenuanti caricamenti da cassetta dell’epoca (e ci mancherebbe altro).

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La resa dell’immagine è pulitissima e affidabile, e attraverso le opzioni generali si può impostare il formato preferito ed eventualmente attivare un effetto che prova (sgraziatamente) a riproporre la visualizzazione tipica dei monitor a tubo catodico dell’epoca. Si può salvare la propria partita in qualsiasi momento e se si vuole affrontare un gioco con un amico è possibile acquistare un secondo joystick da inserire nell’apposita porta USB.

Il joystick è senza dubbio l’elemento più curioso e caratterizzante dell’esperienza concessa da The C64 Mini: è rigido e inclemente come molti suoi colleghi dell’epoca (ma più di quello a cui si ispira, purtroppo). Ritrovarsi oggi a zig-zagare in Uridium e Paradroid o a scalare le torri di Nebulus, a impazzire con le palline da golf in California Games e a brutalizzare gli avversari in Speedball 2… litigando con la scarsa reattività del joystick, può essere snervante. Ma in effetti si avvicina con paradossale fedeltà a quanto si poteva sperimentare con il vero Commodore 64 oltre trent’anni fa.

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Chi volesse può anche inserire attraverso una chiavetta USB dei giochi aggiuntivi, sotto forma di file emulati e sempre a patto (secondo le norme vigenti) di possedere il gioco originale. Un’opzione a cui si accede attraverso la romantica schermata blu del Basic, il linguaggio di programmazione che è la bandiera del Commodore 64 e che è stato riproposto anche in questo ritorno del ventunesimo secolo.

Qualche limite nella scelta dei giochi e una certa crudeltà del joystick rendono The C64 Mini un oggetto tanto amabile e fascinoso, quanto pericoloso e migliorabile. Ma si sa, al cuore non si comanda.

 

 

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