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Weinstein Company, azienda fallita: saltano clausole per zittire le vittime di abusi

Lo studio cinematografico e televisivo statunitense ha dichiarato di aver chiesto la bancarotta e di porre fine a tutti gli accordi di non divulgazione che potrebbero aver messo a tacere alcune donne

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La Weinstein Company ha dichiarato formalmente il fallimento. La società fondata dai produttori Harvey e Bob Weinstein ha portato i libri contabili in tribunale del Delaware, dopo che negli ultimi mesi è andata a monte la trattativa per la vendita del gruppo ad un investitore. In un comunicato la società ha soprattutto annunciato di aver tolto le clausole di riservatezza che "hanno impedito di parlare alle persone che hanno subìto o sono state testimoni di molestie".

"Anche se avevamo sperato di raggiungere una soluzione stragiudiziale, il consiglio di amministrazione è felice di avere un piano in grado di massimizzare il valore delle attività e preservare il maggior numero di posti di lavoro e di rendere giustizia alle vittime", ha detto Robert Weinstein, fondatore della società insieme al fratello.

A proposito della fine delle clausole di riservatezza a vittime e testimoni, nel comunicato si legge anche: "Nessuno dovrebbe aver paura di parlare o essere costretto a rimanere in silenzio. La società ringrazia gli individui coraggiosi che hanno già parlato. Le vostre voci hanno ispirato un movimento di cambiamento per il paese e il mondo".

La Weinstein Co. ha sottoscritto un accordo di "stalking horse" per vendere in pratica tutte le sue attività alla società di investimenti Lantern Capital Partners. Questo avverrà dopo l'approvazione dell'accordo da parte del tribunale fallimentare del Delaware. Negli scorsi mesi la società era anche arrivata a mettere nero su bianco un accordo con un gruppo guidato da Maria Contreras-Sweet (ex membro dell'amministrazione Obama), che si è però poi tirato indietro all'ultimo.

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