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Elezioni, il voto è un diritto... costoso

Stefano La Barbera, presidente del comitato Iovotofuorisede, è da anni in prima linea per permettere anche ai lavoratori e agli studenti lontani dal proprio Comune di residenza di esercitare il loro diritto. Tgcom24 l'ha intervistato

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"Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge". L'articolo 48 della nostra Costituzione sancisce il diritto - e il dovere - di voto. Un diritto che dà la possibilità ai cittadini di partecipare attivamente alla vita democratica del Paese. Eppure, non è così scontato. In Italia, ben 2 milioni di lavoratori e studenti devono affrontare costi e viaggi inimmaginabili per esercitare il loro diritto perché non possono votare nel Comune di domicilio. E' l'esercito dei fuori sede. "Elezione dopo elezione si ripresenta il problema. E' una situazione anacronistica che noi denunciamo da 10 anni. Ma ancora la politica non è riuscita a dare una risposta a un problema così semplice", dichiara a Tgcom24 Stefano La Barbera, presidente del comitato Iovotofuorisede.

Iovotofuorisede - Iovotofuorisede è un comitato nato nel 2008 che si pone l'obiettivo di introdurre una legge che garantisca il diritto di voto per i cittadini in mobilità. Per riuscire nel suo intento, il comitato ha lanciato una petizione su Change.org: "#Iovotofuorisede: contro l'astensione, perché noi vogliamo votare!" "L’abbiamo lanciata a novembre, quando c’è stata la discussione sul Rosatellum. Andrea Mazziotti, Presidente della Commissione Affari Costituzionali, ha presentato un emendamento che avrebbe permesso l'introduzione del voto anticipato (il cosiddetto "early vote") nella prefettura della città in cui ci si trova per motivi di studio, lavoro o salute. Sennonché è stata posta la fiducia sulla legge elettorale e l'emendamento è stato trasformato in un ordine del giorno che impegnava il governo a introdurre una misura per tutelare il diritto di voto dei cittadini in mobilità. Peccato che non se ne sia fatto ancora niente". A questo punto, il comitato ha deciso di reagire, rendendosi protagonista di un'iniziativa inedita in Italia. "Daremo l’opportunità di fare ricorso a chi sostiene spese per il viaggio elettorale o a chi non può votare presso i tribunali di Palermo, Genova, Savona e Milano, citando in giudizio la presidenza del Consiglio dei Ministri con l'obiettivo che venga sollevata l'eccezione di costituzionalità sulla legge elettorale", spiega La Barbera.

Costi - Alle elezioni politiche del 4 marzo molti fuori sede, spesso costretti dal mercato del lavoro ad abbandonare il loro Comune di appartenenza, non potranno contribuire a decidere che piega dovrà prendere il loro futuro. Le agevolazioni di viaggio (70% del prezzo base per i treni media-lunga percorrenza nazionale, riduzione 60% sui biglietti per treni regionali, sconto massimo di 40 euro sul prezzo base del biglietto di andata e ritorno Alitalia, escluse le tasse) sono sufficienti? "Io sono netto - chiarisce La Barbera - assolutamente no. Nel caso della Sardegna i collegamenti ferroviari sono ovviamente inesistenti e quindi bisogna ricorrere agli aerei, per cui il rimborso è limitato. Discorso simile per la Sicilia, che i collegamenti ferroviari li ha ma sono impraticabili perché quasi nessuno si può prendere due giorni all’andata e due al ritorno per votare. Dunque, anche in questo caso l'aereo rimane l'unica soluzione per ridurre i tempi".

Ad esempio, un lavoratore o uno studente fuori sede proveniente da Cagliari e domiciliato a Milano, volendo usufruire degli sconti Alitalia, deve spendere 144,02 euro (andata 3 marzo e ritorno il 4) per andare a votare. Ammonta, invece, a 132,62 euro il biglietto da Roma Fiumicino a Cagliari Elmas per la stessa data. I 40 euro di sconto per la Sardegna non "valgono" perché il prezzo è già ridotto per via della continuità territoriale. In Sicilia la situazione è ancora più complicata, come spiega Silvia da Messina, 30 anni, domiciliata a Milano: "Tenevo molto all'idea di tornare a casa per votare ma essendo occupata con il lavoro ho saputo solo pochi giorni fa di avere il weekend libero. Avevo escluso la possibilità di viaggiare in treno perché avrei impiegato oltre 11 ore complessive per spostarmi. Una cosa impensabile. Con l'aereo, però, i costi sono a dir poco folli: andata e ritorno Alitalia con partenza sabato mattina e ritorno domenica sera sarebbero venuti a costarmi 382,47 euro con lo sconto. E ho scelto i biglietti più economici. I 40 euro di riduzione sono insufficienti di fronte a cifre simili. A malincuore, ho dovuto rinunciare all'idea di votare".

Tempo - Oltre al fattore costo, c'è il fattore tempo. "Ci sono persone che proprio non possono spostarsi perché domenica lavorano - si pensi a infermieri, giornalisti, calciatori - e che devono trovarsi a scegliere tra il diritto di voto e il diritto al lavoro", continua La Barbera.

Disparità - Il diritto di voto per i cittadini in mobilità non riguarda tutti. "I militari e i detenuti possono votare anche fuori dal loro Comune di residenza. Insomma, chi è in carcere può esercitare il suo diritto, chi lavora no", sottolinea amareggiato La Barbera. Inoltre, chiunque si trovi all’estero per almeno tre mesi può votare. "E’ una battaglia che abbiamo vinto. Ma parliamo comunque di 100mila italiani. In Italia i fuori sede - tra studenti e lavoratori - sono 2 milioni".

"Dal 2011 abbiamo trovato un escamotage per permettere ai fuori sede di votare ai referendum: ci si può far delegare come rappresentante di lista in un seggio del Comune di domicilio. Ma - spiega il presidente - i posti sono limitati. L'esigenza di una legge che tuteli il diritto di voto non può più essere rimandata". "E' una situazione assurda e non è giusto che se ne parli solo in queste occasioni", conclude La Barbera che poi lancia un appello: "Invito i residenti di Palermo, Milano, Savona e Genova che debbano viaggiare per votare o che non possano tornare a votare ad aderire al ricorso".

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