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Modella inglese rapita, il polacco accusato ritratta: "Eravamo complici"

La difesa parla di un sequestro inscenato, l'uomo sostiene che avrebbero diviso i soldi. L'accusa smentisce questa ricostruzione: "I dubbi sono stati fugati"

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"Era d'accordo con me, aveva accettato la mia proposta di un finto sequestro, perché voleva popolarità e avevamo concordato che i soldi che avremmo guadagnato li avremmo divisi e poi potevamo anche uscire assieme". Così il polacco Lucasz Herba, sequestratore della modella Chloe Ayling, si riferisce alla ragazza che a luglio avrebbe voluto vendere sul deep web e che invece poi ha rilasciato.

Il dietrofront - Herba, davanti alla Corte d'Assise, ha smentito la sua "vecchia" versione, resa al gip, che chiamava in causa fantomatici "romeni" nell'organizzazione del sequestro e ha tirato in ballo la vittima. Più volte il pm ha messo in difficoltà l'imputato che ha anche sostenuto di aver preparato con Chloe la mail con richiesta di riscatto e foto della ragazza rapita.

Il video - Nei giorni scorsi, durante il processo è stato mostrato il video in cui modella accompagnava gli investigatori nei luoghi del suo rapimento. La ragazza ha guidato gli agenti anche per le strade del paesino dove ha trascorso la maggior parte della sua prigionia. Chloe ha mostrato agli agenti dove con il suo carceriere, in una delle rarissime uscite, era andata a comprare "della frutta" e un paio di scarpe. Poi una forte " crisi di pianto", come ha spiegato un poliziotto nel corso della sua testimonianza, l'ha colta prima di entrare nella baita che Lucasz Herba aveva affittato e dove la modella ha poi raccontato alcuni dettagli del sequestro.

La difesa - La difesa di Herba aveva cercato di mettere in dubbio l'autenticità di quel rapimento, che aveva suscitato da subito alcune perplessità. E c'era chi aveva suggerito che si trattasse di un'operazione concordata per rilanciare l'immagine un po' appannata di Chloe, che dopo alcuni scatti per il Sun e altri tabloid inglesi, non era riuscita a sfondare.

L'accusa - Solo malignità, spiega il difensore della ragazza, l'avvocato Francesco Pesce. "Herba era sempre con lei - ha detto fuori dall'aula - e l'aveva minacciata dicendo che la zona era piena di affiliati della sua organizzazione e che se lei avesse dato l'allarme l'avrebbero uccisa. Queste rare uscite inizialmente avevano suscitato qualche dubbio e qualche perplessità" negli inquirenti sull'autenticità del rapimento, ma "i dubbi sono stati superati da tutti gli elementi riscontrati da decine di investigatori e dalla Procura della Repubblica".

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