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Catalogna, arrestati il vicepresidente Junqueras e sette ministri del governo Puigdemont

Chiesto il carcere anche per il presidente destituito. Udienze aggiornate davanti alla Corte suprema per la leader del Parlamento Carme Forcadell e altri 5 deputati. La Procura: "Vengano sorvegliati"

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Su ordine della giudice Carmen Lamela sono stati arrestati il vicepresidente Oriol Junqueras e di sette ministri del Govern catalano destituito di Carles Puigdemont. La richiesta d'arresto europeo era stata avanzata dalla Procura dell'Audiencia Nacional, la Corte suprema spagnola, anche per l'ex presidente catalano Carles Puigdemont e per tutti i membri del governo, accusati di "ribellione" (compresi i 4 ministri che si trovano a Bruxelles).

Unica eccezione l'ex ministro Santi Villa, che si era dimesso il giorno prima della dichiarazione di indipendenza. La richiesta è la carcerazione preventiva senza cauzione per otto dei nove ministri che si sono presentati a Madrid per essere interrogati sui capi di imputazione contro di loro: ribellione, sedizione e malversazione di fondi pubblici.

Migliaia in piazza contro gli arresti - Intanto migliaia di persone sono scese nelle piazza di tutte le città catalane per denunciare gli ordini d'arresto. Le situazioni più "calde" si sono registrate a Barcellona, Girona, Badalona, Tarragona e Lleida.

Junqueras: "Rispondete a Madrid con il voto" - "Il bene sconfigga il male alle elezioni del 21 dicembre, rispondete a Madrid con il voto", ha affermato Junqueras. "In piedi, con determinazione, fino alla vittoria", ha aggiunto.

L'avvocato: "Puigdemont collaborerà con Spagna e Belgio" - Intanto il legale del leader catalano destituito ha fatto sapere che Puigdemont intende collaborare con le autorità spagnole e belghe anche se non si è presentato davanti ai giudici di Madrid. Il suo avvocato Paul Bekaert ha precisato: "Il clima non è buono, è meglio prendere le distanze. Se lo chiedono, collaborerà con la giustizia dei due Paesi".

Forcadell, la Procura chiede misure di vigilanza - Per Carme Forcadell, presidente del Parlamento destituito, e altri cinque deputati indipendentisti, tutti membri della presidenza, la Procura ha chiesto che siano posti sotto la "vigilanza" della polizia. L'istanza è stata presentata al giudice del tribunale spagnolo supremo, Pablo Llarena. Attesa a breve una decisione del magistrato su possibili misure cautelari.

Aggiornate le udienze con gli ex deputati - I sei deputati si sono presentati alla Corte suprema spagnola ma non sono stati interrogati e le loro udienze sono state aggiornate, su richiesta dei loro difensori. Sono accusati dalla Procura di sedizione e ribellione, reati che comportano pene in carcere, rispettivamente, fino a 15 e 30 anni. La richiesta di rinvio è dovuta, dicono i difensori, all'esiguità dei tempi concessi, due giorni soltanto, per preparare gli interrogatori, che dovrebbero svolgersi giovedì 9 novembre.

In migliaia protestano contro gli interrogatori - Migliaia di catalani si sono fermati per un minuto di silenzio, rispondendo all'appello delle organizzazioni della società civile indipendentista per protestare contro il "processo politico" avviato contro il Govern. In centinaia si sono riuniti davanti al Palazzo della Generalitat di Barcellona gridando "Puigdemont è il nostro presidente" e cantando l'inno di Els Segadors.

Perquisita la sede dei Mossos - La Guardia civil spagnola ha perquisito il commissariato centrale dei Mossos d'Esquadra a Lleida, in Catalogna. La polizia nazionale intende sequestrare le registrazioni delle comunicazioni interne tra gli agenti locali di domenica primo ottobre, giorno del referendum sull'indipendenza regionale. Recentemente diverse sedi periferiche dei Mossos sono state passate al setaccio dai poliziotti di Madrid.

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