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Venezia, migranti contro migranti: "No ai nuovi arrivi nel centro, siamo già in condizioni disumane"

All'alba si è alzata la protesta all'interno dell'ex caserma ora hub di accoglienza di una trentina di ivoriani che contesta la situazione di degrado attuale e l'impossibilità di convivere con altri 100 ospiti

lapresse

Barricate contro i nuovi arrivi di stranieri. A innalzarle sono alcuni migranti ospiti del centro aperto nell'ex caserma a Conetta di Cona (Venezia), che protestano contro gli ultimi trasferimenti, un centinaio di nuovi ospiti che destabilizzerebbero una situazione già al limite. Così una trentina di ivoriani ha contestato dall'alba gli ultimi richiedenti asilo giunti in questi giorni ad affollare gli spazi della base già affollati. Sul posto, teatro nei mesi scorsi di altre tensioni, gli uomini di questura e prefettura. "Il governo ha disatteso totalmente le promesse", accusa il sindaco, che rincara la dose: "Il ministro Minniti tre mesi fa aveva promesso la chiusura del centro di accoglienza, e invece continuano ad arrivare".

La situazione "esplosiva" del Veneziano La protesta è scoppiata all'alba con l'occupazione del centro che ospita oltre 1.500 stranieri che lamentano condizioni disumane. I manifestanti hanno impedito al camion che doveva consegnare il cibo per le colazioni di entrare. Secondo altre fonti locali, ingresso impedito anche a un bus con i richiedenti asilo. Il resto degli ospiti è rimasto tranquillo. Si tenta il dialogo con i più facinorosi.

Il sindaco di Cona Alberto Panfilio ha raggiunto in mattinata il luogo delle tensioni. "Il governo ha disatteso totalmente le promesse, - accusa, - il ministro Minniti tre mesi fa aveva promesso la chiusura del centro di accoglienza, e invece continuano ad arrivare".

La posizione del presidente Anci Decaro "Non bisogna più incappare in casi come quello di Cona, una cittadina di 3mila abitanti che di colpo si è vista arrivare 1.400 migranti: quella non è integrazione". E' duro il commento del presidente dell'Anci e sindaco di Bari Antonio Decaro, che vede l'Italia alle prese con un'emergenza sempre più grave. "Il problema dell'accoglienza è nazionale - ribadisce -  e io sono convinto che la distribuzione vada fatta anche sul resto delle nazioni europee. Sulla base del numero di arrivi noi come Anci cerchiamo di collaborare, non è un atteggiamento buonista; cerchiamo di dare una mano per distribuire i migranti sul territorio, per non far cadere problema solo sui comuni che hanno aderito allo Sprar o che hanno un Cas sul proprio territorio. Ma chiarisco anche che non è un obbligo aderire allo Sprar. Abbiamo cercato di aiutare tanti sindaci, evitando casi limite come quelli di Cona, Bagnoli e tanti altri ancora".

La clausola di salvaguardia (tre migranti ogni 1.000 abitanti) "è frutto di un accordo importante con il Viminale, ma, ad esempio, in provincia di Roma in questo momento ci sono 250 comuni che non hanno nessuna accoglienza. E' solo un esempio. Noi spingiamo i prefetti a guardare anche altrove, come ho fatto per la città di Roma, che ha una pressione migratoria altissima".

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