Il buon paese

Bormio: la gastronomia valtellinese in nomination come “Gastronomic Resort of the Year”

© ufficio-stampa

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L'Alta Valtellina, terra di prodotti genuini e sapori di una volta, offre una cucina semplice e variegata. E da quest'anno, proprio la sua gastronomia squisita arriva alla ribalta internazionale grazie ad una famosa rivista inglese dedicata allo sci che, da cinque anni a questa parte, premia i top performer delle vacanze bianche a livello mondiale. Nella cinquina di nomi relativi alla sezione “Gastronomic Resort of the Year”, infatti, troviamo anche Bormio: categoria tutta nuova che, naturalmente, vuole dare risalto a questo importante aspetto dell'ospitalità legato al turismo invernale. Il prestigioso premio potrebbe essere assegnato alla località valtellinese il prossimo 27 ottobre.

Se Bormio si è potuta guadagnare una nomination tanto prestigiosa a livello mondiale, lo deve alle sue specialità uniche, figlie di una montagna davvero generosa. Gli alti pascoli regalano naturalmente il latte, da cui si ricavano saporiti formaggi come il morbido scimudin e il casera, perfetto se mescolato alla polenta durante la cottura e letteralmente strepitoso abbinato al miele. Che dire poi dei salumi e insaccati? Se la bresaola della Valtellina è un must, sono da assaggiare assolutamente anche i salamini di cervo, la slinziga (sorta di bresaola prodotta in pezzature più piccole e dal sapore più deciso). E ancora, tra le altre specialità, pizzoccheri fatti a mano, sciatt, salsicce ai ferri, costine di maiale e salmì di cacciagione con polenta taragna, mènéstra de mak (zuppa d'orzo), taroz (purè di patate e fagiolini, con formaggi) e l'immancabile bisciola, il panettoncino valtellinese farcito con uva sultanina, noci e fichi secchi.

Dalle alte vette arrivano anche le profumate erbe alpine la cui infusione in botti di rovere è alla base del famoso Amaro Bràulio, prodotto bormino al 100%. Tra gli ingredienti “noti” achillea moscata, bacche di ginepro, assenzio e radici di genziana, ma la sua ricetta – elaborata 140 anni fa dal farmacista Francesco Peloni – è tuttora un segreto, custodito e tramandato di padre in figlio nelle suggestive cantine sotto il centro storico di Bormio. Altrettanto tipica è invece la Taneda, il digestivo fatto con gli omonimi fiori che si raccolgono nei prati a oltre 2.000 metri di altitudine. Tra i prodotti completamente “made in Bormio” da non dimenticare le deliziose caramelle Brielli prodotte nel piccolo stabilimento in centro paese.

Dal 2014, inoltre, a Bormio è stata riconosciuta la prima stella Michelin: merito di Umami, il ristorante gourmet dell'Hotel Eden. Protagonista di questa impresa è il giovane chef partenopeo Antonio Borruso, arrivato nella cittadina di montagna alla fine del 2013.
La sua è una cucina che nasce dall'incontro tra vecchi e nuovi stili, seguendo un percorso di innovazione che non dimentica mai le proprie radici. Un esempio? Il “pizzocchero sferico con insalatina di verza e polenta croccante” – uno dei piatti che lo ha reso celebre – o ancora le ricette che richiamano le sue origini mediterranee, dall'esplosione di ragù partenopeo alla zuppa di pastiera napoletana.

Ma non è finita qui, perché a Bormio assaggiare i piatti della tradizione vuol dire anche immergersi in contesti unici e ricchi di storia: dal magnifico Salone dei Balli del Grand Hotel Bagni Nuovi fino agli ambienti più rustici, come vecchie falegnamerie o antiche stalle seicentesche con volte in pietra.