Confartigianato chiede al governo di ridurre il peso del fisco sulle imprese italiane, che sono costrette a fare i conti con una tassazione particolarmente elevata. Specie nel confronto con i nostri partner europei.
Oltre a sottrarre tempo – la Banca mondiale stima che nel 2014 le imprese italiane hanno dedicato 269 ore al pagamento delle imposte (92 ore in più rispetto alla media dei Paesi OCSE) –, le tasse richiedono un esborso economico consistente. Secondo i calcoli della CGIA di Mestre, al netto dei contributi previdenziali, le imprese italiane pagano 98 miliardi di euro di tasse l'anno.
Pur sottolineando che l'ammontare complessivo del carico fiscale sulle imprese è probabilmente sottostimato – lo studio considera solo le imposte (IRAP, IRES…) con cui è possibile effettuare un confronto omogeneo con gli altri Paesi analizzati –, la CGIA osserva che soltanto le aziende tedesche e quelle francesi versano in termini assoluti più delle nostre, rispettivamente 131 e 103,6 miliardi di euro, sottolineando comunque che Germania (80 milioni di abitanti) e Francia (66 milioni) contano una popolazione numericamente superiore a quella italiana (60 milioni).
Nonostante questo, in Italia, il peso della tassazione sugli imprenditori è decisamente più alto rispetto a quello registrato nel resto degli Stati membri dell'Unione europea: nel nostro Paese, osserva la CGIA, la percentuale delle tasse pagate dalle imprese sul gettito fiscale totale è pari al 14% contro una media europea dell'11,4%. In Olanda e Belgio è pari al 13,1% e al 12,2%. La Germania si ferma all'11,8%, la Spagna al 10,8%, la Francia e il Regno Unito al 10,6%.
La CGIA sottolinea che la situazione migliora, anche se soltanto leggermente, se si analizza la pressione fiscale generale in percentuale del Prodotto interno lordo (PIL). Fatta eccezione della Francia e dei Paesi dell'Europa settentrionale, in Italia il peso delle tasse e dei contributi previdenziali è stato pari al 43,5% del PIL nel 2015. Superiore alla percentuale rilevata in Germania (39,6%), nei Paesi Bassi (37,8%), in Regno Unito (34,8%), in Spagna (34,6%).