"Un'eventuale Brexit rappresenta un rischio per la crescita dell'Eurozona". Lo scrive e lo ribadisce più volte la Bce nel suo bollettino. E, a una settimana esatta dal referendum del 23 giugno, anche il Financial Times si schiera per il "no" all'uscita dall'Ue del Regno Unito : "Il voto deve essere Remain, uscire sarebbe per la Gran Bretagna un atto gratuito di autolesionismo".
L'allarme di Francoforte - Secondo la Banca centrale europea, "i rischi al ribasso sono ancora connessi all'andamento dell'economia mondiale, all'imminente referendum sulla permanenza del Regno Unito nell'Unione europea e ad altri rischi geopolitici". E l'istituto di Francoforte aggiunge: "La stessa crescita inglese è potenzialmente limitata dall'incertezza circa il referendum".
Le ultime stime della Bce danno una crescita dell'1,6% nel 2016 e dell'1,7% nel 2017 e nel 2018.
Timori in tutta Europa - Su Londra sono puntati gli occhi del mondo e in particolare degli altri governi europei. Il capo dell'esecutivo spagnolo, Mariano Rajoy, ha avvertito che un'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea sarebbe la "cosa peggiore" che potrebbe accadere a Bruxelles. "Sarebbe una catastrofe, non solo per la borsa spagnola, ma per tutte le piazze economiche", ha affermato a margine di un incontro per la campagna elettorale a Saragozza. "Sarebbe - ha aggiunto - anche una catastrofe per le economie dei britannici e di tutti gli europei".
Preoccupazioni anche da Berlino e Parigi. Un voto britannico a favore della Brexit sarebbe uno shock per l'Unione europea e richiederebbe uno sforzo comune per garantire la sua stabilità, ha detto il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier in una conferenza stampa congiunta con il suo collega francese Jean-Marc Ayrault. Per entrambi i ministri, dire di sì alla permanenza nell'Ue sarebbe la decisione giusta per i britannici. "Un voto per lasciare scuoterebbe l'Unione - ha sottolineato Steinmeier -. Non sarebbe soltanto 28 meno uno. Richiederebbe sforzi concertati per assicurare che l'Unione rimanga unita e che l'integrazione decennale, un successo, non finisca col disintegrarsi".
In attesa dell'esito del voto, il referendum pesa già sull'economia internazionale. Dopo la decisione della Fed di lasciare i tassi fermi, anche la Banca del Giappone ha lasciato la politica monetaria invariata malgrado il recente apprezzamento dello yen, in attesa di ulteriori indicazioni dall'esito del referendum del 23 giugno sulla Brexit in Gran Bretagna. L'istituto centrale, il cui obiettivo di un'inflazione al 2% continua a essere incerto, monitorerà l'impatto dei tassi negativi adottati a fine gennaio per stimolare l'economia.
Sondaggi, anche Ipsos-Mori si allinea: avanti il sì - Nonostante le prese di posizioni di governi, giornali e banche centrali, i sudditi di Sua Maestà sembrano non avere dubbi. Tanto che anche l'istituto di sondaggi Ipsos-Mori, che fino a ieri indicava un vantaggio del fronte filo-Ue, ha ora diffuso dati ben differenti: lo schieramento del no all'Europa (Leave) avrebbe ben sei punti di vantaggio su quello del sì (Remain): 53% a 47%.
Banca d'Inghilterra: "Avrebbe impatto su economia mondiale" - Se i britannici si esprimeranno a favore della Brexit nel referendum del 23 giugno, il rischio che che si inneschino "ripercussioni negative" sull'economia globale. A ribadirlo è la banca d'Inghilterra, secondo cui l'uscita dall'Ue è la maggiore minaccia alla stabilità finanziaria non solo britannica ma, potenzialmente, mondiale. Con in più il rischio di un "acuto" deprezzamento della sterlina.