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Franco Roberti (Antiterrorismo) a Tgcom24: "L'Isis come la mafia, si finanzia con la droga"

Il procuratore: "Se non colpiremo i santuari finanziari che stanno dietro a Daesh non contrasteremo mai questo micidiale business".

Parlando da un convegno a Roma sui traffici illeciti, il procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Franco Roberti, ha preso posizione contro il Daesh (altro nome per indicare l'Isis): "Il Daesh è uno Stato mafia, lo Stato islamico esprime connotati tipici delle società di tipo mafioso. Ha complicità esterne". Roberti ha poi parlato dei diversi modi che ha l'Isis per finanziare le proprie operazioni. "L'economia gestita dall'Isis - spiega - è in grado di interagire con segmenti della stessa economia legale".

Il procuratore spiega come anche lo stato islamico, così come le mafie, utilizzi il commercio della droga per sovvenzionarsi: "Il traffico  di stupefacenti sta assumendo ormai le dimensioni di un'emergenza mondiale che arriva fino al finanziamento del terrorismo internazionale". Secondo i dati,  il giro di affari legato riesce a fatturare fino a 560 miliardi di euro nel mondo e 30 miliardi solo in Italia. "Qui si parla di cifre colossali e fino a che non si contrasterà il traffico di droga non si combatterà con efficacia la guerra contro mafie e terrorismo. Se non colpiremo i santuari finanziari che stanno dietro non contrasteremo mai questo micidiale business".

Roberti ha poi detto che l'Isis si presenta oggi come una realtà che in molti Stati come Libia, Iraq e Siria "è una associazione criminale che si è fatta Stato, addirittura con un suo welfare". Una realtà che può contare su una vasta rete economica in grado di "interagire con segmenti della stessa economia legale", come nel caso dei money transfer.

Al momento non ci sono riscontri sul fatto che l'Isis controlli le rotte e la circolazione dei migranti, ma non è da escludere "che su questi traffici possa lucrarci come per altre fonti di finanziamento come il traffico di petrolio, di opere d'arte, dei tabacchi o di droghe".

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