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Rendere le imprese responsabili per le violazioni dei diritti umani e ambientali: il Parlamento Ue chiede una legge

Si chiede anche che le vittime di tali azioni abbiano accesso a mezzi di ricorso. La Commissione ha annunciato che presenterà la sua proposta legislativa in materia entro la fine dell'anno

In una risoluzione di iniziativa legislativa, il Parlamento Ue ha chiesto l'adozione urgente di una legge europea per fare in modo che le aziende siano ritenute responsabili e tenute a rispondere degli eventuali effetti negativi che le loro attività provocano su ambiente e diritti umani. Non solo. Si chiede anche che le vittime di tali azioni abbiano accesso a mezzi di ricorso. L'iniziativa legislativa è stata approvata mercoledì 10 marzo con 504 voti a favore. La Commissione ha annunciato che presenterà la sua proposta legislativa in materia entro la fine dell'anno.

Le richieste del Parlamento Ue - Il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione di lavorare a una legge che contenga:


- norme vincolanti sulla due diligence (dovuta diligenza) che obbligherebbero le imprese a individuare, valutare e prevenire gli effetti negativi potenziali o effettivi che le loro attività, e quelle delle loro catene del valore (tutte le operazioni, le relazioni commerciali dirette o indirette e le catene di investimento), potrebbero causare sull’ambiente (contribuendo al cambiamento climatico e alla deforestazione), sui diritti umani (diritti sociali, sindacali e del lavoro) e sulla e la buona governance (come la corruzione e le tangenti);

- che le norme interessino tutte le grandi imprese europee, comprese le piccole e medie imprese quotate in borsa e quelle che si servono di catene di approvvigionamento "rischiose", oltre alle imprese extraeuropee intenzionate ad accedere al mercato interno europeo. Queste ultime dovrebbero dunque dimostrare di rispettare gli obblighi di "due diligence" in materia di ambiente e di diritti umani;

- protezione dei diritti delle vittime o delle parti interessate nei Paesi terzi, che sono particolarmente vulnerabili. Questi ultimi sarebbero infatti protetti in modo più efficace se potessero avere diritto a un accesso effettivo ai mezzi di ricorso, avendo la possibilità di portare in tribunale le aziende colpevoli, secondo il diritto dell'Ue;

- divieto di importare prodotti collegati a gravi violazioni dei diritti umani (come il lavoro forzato o quello minorile);

- garanzia di un effettivo risarcimento per le vittime, tramite l'ausilio delle leggi nazionali e delle eventuali sanzioni da infliggere alle imprese per i danni che hanno causato o contribuito a causare, a meno che non dimostrino di aver adottato ogni misura possibile per prevenire tali danni.

   

Infine, il Parlamento Ue ha chiesto alla Commissione europea di effettuare un'attenta indagine sulle imprese con sede nello Xinjiang (regione autonoma della Cina) che esportano i loro prodotti nell’Unione europea. L'obiettivo è quello di individuare potenziali violazioni dei diritti umani: nella fattispecie ci si riferisce alla repressione dell’etnia turcofona di religione islamica, quella degli Uiguri.

"Questa nuova legge sugli obblighi di dovuta diligenza aziendale stabilirà lo standard per una condotta commerciale responsabile in Europa e non solo. Ci rifiutiamo di accettare che la deforestazione o il lavoro forzato facciano parte delle catene di fornitura globali. Le imprese dovranno prevenire e affrontare i danni causati alle persone e al pianeta nelle loro catene di approvvigionamento", ha dichiarato la relatrice Lara Wolters (S&D, NL).


"Le nuove regole forniranno alle vittime il diritto legale per richiedere supporto e risarcimenti, e garantiranno equità, parità di condizioni e chiarezza legale per tutte le imprese, i lavoratori e i consumatori", ha concluso.

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