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Covid, Iss: due persone su tre sono disposte a vaccinarsi  

Fra gli ultra 65enni la disponibilità è decisamente più alta che nel resto della popolazione

Coronavirus, negli Usa partite le prime spedizioni del vaccino Pfizer-BioNTech 

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I primi camion che trasportano le dosi del vaccino contro il Covid-19 sviluppato da Pfizer e BioNTech sono partiti da un impianto di produzione del Michigan, negli Stati Uniti. Si prevede l'invio di circa 3 milioni di dosi.

Due persone su tre (67%) sono disposte a vaccinarsi contro il Covid-19; la percentuale sale all'84% tra gli anziani. Sono i risultati di un approfondimento nell'ambito delle sorveglianze "Passi e Passi d'Argento", coordinate dall'Iss. La ricerca è stata realizzata nel periodo agosto-novembre su un campione di 2.700 intervistati. "I risultati mostrano un atteggiamento di responsabilità degli italiani", spiega Silvio Brusaferro, presidente dell'Iss. 

Le persone più istruite sono maggiormente disposte a vaccinarsi (71% fra le persone con diploma di scuola superiore o laurea e 56% fra chi ha conseguito al più la licenzia media). Qualche differenza - spiega la ricerca Iss - si osserva per risorse finanziarie (69% fra chi non ha difficoltà economiche, il 63% di chi ne ha) e per genere (gli uomini sono più propensi delle donne a vaccinarsi, 74% vs 60%).

Fra gli ultra 65enni la disponibilità a vaccinarsi è decisamente più alta che nel resto della popolazione: l'84% dichiara che sarebbe disposto a farlo (il 57% certamente, il 28% probabilmente) e non sembrano esserci sostanziali differenze nei sottogruppi della popolazione, si conferma che sarebbero gli uomini più delle donne (il 90% contro il 79%) disponibili a farlo. "Questi dati incoraggiano a immaginare una buona adesione di tutta la popolazione a una eventuale campagna vaccinale contro Sars-CoV-2, anche se c'è una quota non trascurabile di adulti che riferisce di non essere disponibile a vaccinarsi (33%)", sottolinea la ricerca Iss.

"E' anche bene sottolineare però che si tratta - aggiunge - di dati raccolti, in gran parte, nelle settimane precedenti l'uscita delle notizie sui vaccini in produzione, quindi non si può escludere che la maggiore disponibilità di informazioni, che saranno via via disponibili, sui vaccini, sulle loro caratteristiche ed efficacia, nonché sulla commercializzazione, e le modalità con cui tali informazioni verranno veicolate non possa indurre cambiamenti nella propensione dei cittadini".

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