Una cucina a base di pesce
Il pesce cucinato in tutti i modi (alla griglia, lesso, crudo) e di tutte le specie (tonno, bonita, mahi mahi, pesce pappagallo...) è naturalmente la base dei piatti polinesiani, tuttavia è possibile gustare anche dell'ottima carne, grazie alla qualità delle importazioni dalla Nuova Zelanda. Le specialità più rinomate sono senza dubbio il pesce crudo "alla tahitiana", marinato nel succo di limone e nel latte di cocco, e i gamberetti d'acqua dolce, accanto alla cucina cinese, molto popolare.
La cucina tahitiana è comunque una cucina "naturale", fatta di prodotti freschi e di sapori esotici: cibi aromatizzati alla vaniglia, abbondanza di frutti tropicali (papaia, mango, guaiava, ananas, cocco...), ecc.
Le riunioni di famiglia e le feste sono l'occasione per grandi "maa Tahiti" (pasti tahitiani) in cui i cibi (porcellini da latte, pesce, frutti dell'albero del pane...), cotti in un forno scavato nella terra, vengono appoggiati su pietre roventi e avvolti in foglie di banano.
L'arte del tatuaggio
Già nel XVIII secolo, alcuni navigatori europei segnalarono la pratica del tatuaggio a Tahiti. Vietato all'epoca dei missionari, non era comunque destinato a scomparire. Pilastro dell'identità culturale ma'ohi, il tatuaggio polinesiano privilegia l'uso del nero a scapito del colore. Di ispirazione geometrica, vegetale o animale, spesso simbolico, viene sfoggiato sia dagli uomini che dalle donne come ornamento del corpo. Così, il tatuaggio, contrariamente alla connotazione "intimista" occidentale, è fatto prima di tutto per essere visto.
Da qualche anno, Tahiti e le sue isole hanno visto fiorire una giovane generazione di tatuatori particolarmente dotati, il cui talento è sempre più oggetto delle richieste dei turisti di passaggio, e che oggi esportano la loro arte partecipando a varie fiere all'estero.
La danza, affascinante e sensuale
Come il tatuaggio, la danza tahitiana, ritenuta troppo erotica dai missionari, dovette rifugiarsi nella clandestinità fino all'inizio del XX secolo. Il "tamure" si balla in coppia nelle sale da ballo mentre l' "ori Tahiti", che comporta movimenti lenti e rapidi, si pratica in gruppo, al ritmo delle percussioni, dei canti, delle chitarre e degli ukulele.
Potenza e fascino, simbolismo gestuale, bellezza degli ornamenti (costumi, corone di fiori) caratterizzano la danza tahitiana che non si limita agli spettacoli turistici ma rimane un'usanza popolare, elemento di coesione sociale, che culmina nello Heiva i Tahiti (feste di luglio), nel corso del quale si confrontano numerosi gruppi di danza. A testimonianza della loro vitalità artistica, alcuni gruppi si esibiscono oggi sulla scena internazionale.
Un tesoro chiamato perla
La perla coltivata di Tahiti, prodotta dall'ostrica a labbra nere (Pinctada margaritifera) in base a una tecnica di innesto messa a punto dai Giapponesi, viene sfruttata dagli anni '70. Ricercata per la sua qualità (criteri basati su dimensioni, forma, sfumature, brillantezza...), tra il 1990 e il 2000 ha registrato un incremento spettacolare (+800%), imponendosi come principale esportazione polinesiana.
Principalmente nelle Tuamotu, si contano varie centinaia di attività impegnate nella coltivazione della "perla nera", occupando circa 7mila persone. Sfortunatamente, nel corso dell'ultimo decennio, la perla ha perso i due terzi del valore. Questa svalutazione del prodotto, che preoccupa i professionisti del posto, ha richiesto l'adozione di un vero e proprio "piano di salvataggio": la creazione di un ministero della Coltura delle perle, regolamentazione dell'esportazione e della commercializzazione (che interessa circa 200 gioiellerie) in base a criteri più severi, e congelamento della creazione di colture annunciato dall' "imperatore della perla nera", Robert Wan, che controlla il 50% del mercato.
Il fenomeno Gauguin
Hodges, Giraud, Le Moine, Matisse, Boullaire... sono in tanti ad avere dipinto o schizzato con talento Tahiti e le sue isole, ma nessuno ha lasciato il segno nella produzione pittorica più di Paul Gauguin (giunto a Tahiti nel 1891), di cui si è festeggiato nel maggio 2003 il centenario della morte con numerose mostre e conferenze a Tahiti e alle Marchesi. Del suo soggiorno nelle isole Marchesi, ad Atuona, "Koke" lascerà (tra le molte difficoltà con l'amministrazione e la polizia), una ventina di quadri.
Adulato per la ricchezza dei suoi colori e lo spirito innovativo del suo stile pittorico in un'Europa ancora intrisa di impressionismo, criticato per le sue "devianze" pedofile o razziste (è autore di numerosi pamphlet anti-cinesi a Tahiti), il maestro della "Maison du jouir" continua a suscitare polemiche... La sua influenza fu tale da paralizzare le generazioni successive di artisti trapiantati in Polinesia, costrette a dimenticare Gauguin per dipingere in altro modo. Tahiti e le sue isole (in particolare Moorea) sono oggi terra di accoglienza di numerosi artisti affermati: Ravello (scomparso recentemente), Deloffre, Dubois, Gotz, Joannis e molti altri.