Concorso esterno in associazione mafiosa, riciclaggio, corruzione, istigazione alla corruzione, concussione, rivelazione di segreto di ufficio e favoreggiamento. Accuse pesanti, quelle che hanno portato in carcere 16 persone tra Sicilia, Lombardia, Toscana e Sardegna. L'inchiesta vede coinvolti anche due magistrati messinesi: Vincenzo Barbaro, indagato, e Giuseppe Savoca, posto ai domiciliari.
Agli arresti sono finiti anche un vice questore della polizia, Alfio Lombardo, dirigente della polfer a Palermo; l'ex sottosegretario al Tesoro, Santino Pagano (Udeur); l'imprenditore Antonino Giovanni Puglisi, ex presidente del Messina Calcio negli anni '80 e padre dell'attuale presidente di Assindustria Messina; Salvatore Rametta, direttore della sede del Credito Italiano di Messina.
Oltre agli arrestati, l'inchiesta ha portato all'iscrizione di numerose persone sul registro degli indagati. Nel corso dell'operazione sono stati impiegati oltre 100 uomini della Dia, che hanno eseguito perquisizioni e controlli a uffici e abitazioni di tutti gli indagati. Dei 16 provvedimenti di custodia cautelare emessi dal gip, quattro riguardano persone per le quali sono stati disposti gli arresti domiciliari; altre sei persone sono invece finite in carcere, e altrettante sono ancora ricercate in ambito internazionale: per rintracciare alcune di queste è stato interessato anche l'Fbi.
Secondo gli inquirenti vi erano collusioni fra imprenditori e boss mafiosi per il riciclaggio di denaro sporco, con il coinvolgimento dei due magistrati in molti affari ritenuti illeciti dagli inquirenti. Il denaro sarebbe poi stato utilizzato per finanziare le cosche mafiose e pagare le tangenti ai politici. L'inchiesta si è basata su intercettazioni ambientali e telefoniche, pedinamenti e controlli di polizia giudiziaria: dalle indagini è emerso che a Messina sono confluiti gli interessi economici delle cosche di Palermo e Catania.
"Una situazione incredibile"
Il pm Vincenzo Barbaro, dopo aver saputo della sua iscrizione nel registro degli indagati, si è detto "sereno e tranquillo: io non ho niente da rimproverarmi". "Questa situazione - ha proseguito il magistrato - ha veramente dell'incredibile. Ma io ho fiducia nelle istituzioni. Ho il massimo rispetto per il lavoro dei colleghi, e so che eventuali errori o interpretazioni dei colleghi a me non favorevoli saranno adeguatamente emendati". Barbaro era già stato coinvolto con la stessa accusa in un altro troncone d'inchiesta.