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"Colpa mia, ma i ministri sapevano": le scuse di Conte per il "caso Calabria"

"Mi assumo la responsabilità di questa e delle precedenti nomine - così il premier in una videochiamata, sulla scelta di Gaudio come commissario in Calabria. Poi aggiunge: "Ora basta altri passi falsi"

Si chiude con una video-telefonata il giorno più lungo di Giuseppe Conte. Sul tavolo, il caso Calabria, con la nomina di Eugenio Gaudio a commissario per la Sanità, che "è durata" poco più di 48 ore.  L'ex rettore dell'Università "La Sapienza", scelto dal premier si è già dimesso. "Mi assumo tutta la responsabilità di quella scelta - dice Conte - non solo del fatto che la designazione non sia andata a buon fine, ma anche la responsabilità delle precedenti nomine". 

Le scuse di palazzo Chigi - "Mi assumo la responsabilità - sottolinea Conte ma la scelta di Gaudio e quella di Zuccatelli erano state sostenute con il pieno confronto e con la condivisione tra tutti i ministri coinvolti". Il premier cerca di chiudere così il "caso Calabria", scusandosi per la fuga dei commissari, un pasticcio che tiene ancora in bilico, dopo giorni di veleno e polemiche, la poltrona del responsabile per la sanità nella regione.


La poltrona vacante - Un pasticcio che riguarda circa due milioni di abitanti, che da oltre una settimana attendono di conoscere dal governo il nome di chi guiderà la gestione dell'emergenza covid in una regione in cui la questione della sanità pubblica è da decenni nella tempesta. Una tempesta che con la pandemia coronavirus è diventata bufera. Prima il caso Zuccatelli ora le dimissioni di Gaudio.

La versione del premier - Il fallimento delle soluzioni e delle scelte dell'esecutivo per i calabresi appaiono come il colpo di grazia. "Non parlerei di tensione fortissima, ma di giusta preoccupazione e del forte dispiacere di non aver trovato una soluzione - prova a smussare Conte, per non complicare ancora di più le cose nella maggioranza - la scia dei malumori non si può negare, al massimo si può smorzare".

Covid, Napoli: "tampone solidale" nella basilica del rione Sanità

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Volontari al lavoro nella chiesa di San Severo fuori le mura, quartiere Sanita di Napoli, per l'iniziativa del tampone solidale, dove chi può lascia un "sospeso" pagato per chi non può permettersi il costo dell'esame per verificare se si è positivi oppure no al coronavirus.

Ripercussioni nel governo - Nonostante il mea culpa del premier, la spaccatura nel governo, sul caso Calabria resta evidente. A cominciare dal silenzio eloquente del ministro della Salute Roberto Speranza, che aveva puntato comunque su Zuccatelli. E stavolta il malcontento serpeggia anche tra i grillini, per la prima volta apertamente critici con Palazzo Chigi e azionisti di maggioranza del governo. Una querelle che rischia di rimarcare la frattura tra Pd e movimento 5 Stelle


La convenzione con Emergency - Dopo le scuse di Conte, in Calabria si attende comunque una soluzione. Intanto è stata siglata una convenzione tra la Protezione civile ed Emergency di Gino Strada, operativa nella regione per gli ospedali da campo. Sembra l'extrema ratio per salvare il salvabile, anche se il medico milanese non occuperà personalmente la poltrona vacante. Sulla nomina del commissario che sostituirà il dimissionario Gaudio il governo prende ancora tempo.

Basta passi falsi - Il premier si dice soddisfatto per l'accordo con Emergency e conferma che Gino Strada non gli ha mai detto di essere interessato al ruolo di commissario ma sulla prossima scelta avverte: "Basta passi falsi". Il caso Calabria resta aperto, dopo il terzo commissario che lascia, nel giro di dieci giorni.  

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