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Le Muse inquiete della Biennale di Venezia

L'esposizione si articola nelle sale del Padiglione Centrale in un itinerario temporale che arriva fino agli anni ’90

Conoscere il passato per capire meglio il presente, grazie ad un lungo percorso documentale per raccontare e rivivere eventi, scandali, proteste, tensioni sociali nel mondo dell’arte e della cultura, ma non solo. Nella ricorrenza dei 125 anni dalla sua fondazione, la Biennale di Venezia presenta la mostra “Le muse inquiete. La Biennale di Venezia di fronte alla storia”.

Realizzata dall’Archivio Storico della Biennale – ASAC, l’esposizione è curata per la prima volta da tutti i Direttori dei sei Settori Artistici (Arte, Architettura, Cinema, Danza, Musica, Teatro) che hanno lavorato insieme per ripercorrere, attraverso le fonti uniche dell’Archivio della Biennale e di altri archivi nazionali e internazionali di Musei e Fondazioni, quei momenti in cui La Biennale e la storia del Novecento si sono intrecciate a Venezia.

La mostra si articola nelle sale del Padiglione Centrale in un itinerario che parte dagli Anni del Fascismo (1928-1945) alla guerra fredda e ai nuovi ordini mondiali (1948-1964), dal ’68 alle Biennali del dissenso di Carlo Ripa di Meana (1974-78), dal Postmoderno alla prima Biennale di Architettura fino agli anni ’90 e l’inizio della globalizzazione.

In un periodo di instabilità globale che solo negli ultimi mesi ha visto alternarsi catastrofi ecologiche, nuove pandemie e rivoluzioni sociali, La Biennale di Venezia – da quest’anno presieduta da Roberto Cicutto - si distingue così non solo come luogo di produzione e riflessione delle tendenze più innovative delle principali discipline artistiche contemporanee, ma conferma anche il suo ruolo di testimone privilegiato di molteplici cambiamenti, drammi e crisi sociali susseguitisi dalla fine dell’Ottocento a oggi, registrando come un sismografo i sussulti della storia.

Da sabato 29 agosto 2020 al Padiglione Centrale dei Giardini della Biennale di Venezia, fino a martedì 8 dicembre 2020.

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