Nel centenario della nascita, a Venezia, una mostra celebra il genio di Salvador Daliì. Nei 4000 metri quadrati ci sono ben trecento opere che arrivano dai più importanti musei del mondo.
C'è una straordinaria "installazione" nell'atrio di Palazzo Grassi .Una tigre prende forma da una melagrana e a sua volta rincorre un'altra tigre. E' la ricostruzione tridimensionale di un famoso sogno di Salvador Dalì, personaggio centrale nella storia dell'arte del secolo scorso.
Già il sogno con i suoi simboli e le sue stravaganze è sempre stato "luogo" di ricerca e di rappresentazione per il pittore catalano.
Nato 100 anni fa a Figueres, in una rispettabile e nota famiglia di notai, fin dalla più tenera età é convinto di essere stato chiamato Salvador perché "era destinato a salvare tutta la pittura, minacciata dall'astrattismo, dal surrealismo accademico.e da quant'altro non fosse la sua stessa arte"...
Con questa visione di sé stesso e del mondo. Dalì affronta tutti gli scogli della vita raccontandoli attraverso oggetti e simboli.
Paure, certezze, provocazioni, incubi tutto all'insegna della spettacolarità, della provocazione, al limite del cattivo gusto.
Una sconfinata passione per l'eccesso e una particolare capacità anticipatrice che solo i grandi posseggono.
Il padre asseconda la sua passione per la pittura e lo manda a all'Accademia di Belle Arti di Madrid ed è lì che incontra Federico Garcia Lorca e Luis Bunuel. Un sodalizio che dura a lungo, e che, con Bunuel, produce uno dei più bei film surrealisti di tutta la storia del cinema: " Un chien andalou".
Siamo nel 1928.
Nello stesso anno, a Parigi, Dalì conosce Picasso, Max Ernst e Andre Breton, il padre del surrealismo, al quale dice di aderire con "metodo paranoico - critico".
Nonostante la giovane età, Salvador é un pittore di successo, prolifico e immaginifico come solo lui può essere, un successo che fa storcere il naso ai benpensanti.
Breton lo caccia dal movimento accusandolo di avere a cuore più il denaro che l'arte. Avida Dollars, lo chiama anagrammando il nome.
Una definizione che non gli impedisce di lavorare su temi importanti, dall'approfondimento della psicanalisi, alla conoscenza della struttura fisica dell'universo, dai quanti alla teoria sulla relatività.
Un sapere che trasferisce sulla tela in modo del tutto personale, incoraggiato dalla moglie -amante-musa modella-amica Gala, compagna di un'intera vita, idolatrata fino alla fine.
Dopo la sua scomparsa nel 1982, il Re Juan Carlos lo nomina marchese.
Le sue condizioni di salute, però, si aggravano. Senza Gala vive come isolato e lontano dal mondo.
Lontano dal quel turbinio che scatenava in lui curiosità e, nel contempo, capacità di condividere le nuove tendenze nell'arte, si pensi fra tutte alla Pop art. E lui fra i primi a salutare gli artisti - da Warhol a Rosenquist. che si ispirano alla radio, alla pubblicità, ai fumetti.
La mostra di Palazzo Grassi racconta un Dalì a tutto tondo, con tutti i suoi simboli e i significati reconditi usciti dalla sua mente visionaria. Una follia che lo ha aiutato a comprendere e a restituire la complessità del secolo appena trascorso.
Daniela Annaro
Dalì
fino al 16 gennaio 2005
Palazzo Grassi-Venezia
orario: dalle ore 10 alle 19
intero - 10,00 ridotto - 7,50