La polemica innescata dalla rubrica tenuta dai designatori Pairetto e Bergamo sulla "Gazzetta dello Sport", in cui viene giudicato l'operato dei direttori di gara, non tende a scemare e raggiunge direttamente la Figc. Il presidente Carraro, che aveva autorizzato l'esperimento, non si aspettava un'esposizione così cruda degli arbitri allo sguardo pubblico, e ha espresso la sua irritazione, così come il suo vice Abete: "Un'iniziativa inelegante".
Franco Carraro, già alle prese con una serie infinita di problemi, fra i quali, ultimo in ordine di apparizione, quello relativo ai calendari della serie C (ancora in alto mare), non ha affatto gradito il tono dell'articolo scritto a due mani da Pairetto e Bergamo, esprimendo ai due designatori la sua irritazione e chiedendo loro di prendere delle iniziative atte a togliere lui e la Federazione dall'imbarazzo creato dalla rubrica. Contrariato anche il vice-presidente vicario Giancarlo Abete, che non ha gradito il "giudizio sistematico e comparato" a cui gli arbitri sono stati sottoposti.
La vicenda si presenta con toni non meno problematici in ambito Aia. Il presidente dell'Associazione Italiana Arbitri, Tullio Lanese, viene descritto come imbufalito, mentre per l'associazione da lui presieduta la rubrica ha avuto lo stesso effetto di un terremoto. In un batter d'occhio è stato infatti annientato il sistema di regole e di controlli: il referto, prova principale di ogni processo sportivo, è la prima vittima della vicenda, mentre la seconda è costituita dalla rete degli osservatori che decidono promozioni e bocciature, il cui ruolo esce a dir poco ridimensionato dallo scritto dei due designatori.