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Versace: la rivoluzione di Allegra

La famiglia fa un passo indietro

L'azienda Versace cambia pelle con Allegra. La nipote del defunto zio, nominata erede del 50% del pacchetto azionario della griffe dallo stesso Gianni nel suo testamento, ha da poco compiuto i 18 anni, è diventata quindi titolare a tutti gli effetti della sua quota e ha deciso: non si vende e non si cercano altri soci. La proprietà resta alla famiglia, ma la gestione va ai manager.

La sua rivoluzione parte quindi da un radicale cambio ai vertici. La carica di amministratore delegato, ricoperta fino ad oggi alla pari dalla madre di Allegra Donatella e dallo zio Santo, va a Giancarlo Di Risio, che viene da It Holding. Il manager è stato chiamato a salvare i conti della maison: la giovane Allegra ha ritenuto opportuno che a tentare l'impresa fosse un uomo esperto del settore, chiamato ora a a guidare l'azienda nella sua svolta da un capitalismo di tipo familiare a una gestione più moderna.

Lei, Allegra, non si prenderà un impegno diretto all'interno del management della società. E così la casa di moda milanese abbandona i suoi connotati di stampo familiare per assumere l'aspetto di una vera e propria azienda. L'assemblea dei soci, riunita a Milano, ha deciso di ampliare da tre a sette il numero dei consiglieri, integrandoli con nomi spiccatamente tecnici. Di Risio era già stato amministratore delegato, oltre che in It Holding, anche in Fendi. Ma entrano a far parte del board anche Marco Salomoni, Paolo Colombo e Massimo Cremona. Una scelta volta dunque alla radicale managerializzazione del gruppo.

Risale allo scorso 30 giugno il diciottesimo compleanno di Allegra Versace Beck, entrata in quello stesso giorno in possesso del 50% del gruppo lasciatole in eredità dallo zio Gianni, assassinato a Miami, in Florida, di fronte alla sua villa di South Beach nel 1997. Da pochi giorni azionista di Versace, Allegra non aveva esercitato i suoi diritti di voto nell'assemblea dello scorso 6 luglio, chiamata ad approvare il bilancio 2003 e il rinnovo del Cda, poi rimandato al 27 agosto, in seconda convocazione, lasciando ogni decisione alla madre Donatella, che detiene il 30% del gruppo, e allo zio Santo, che possiede il rimanente 20%.

In quell'occasione il gruppo si era lasciato alle spalle uno dei suoi momenti finanziari più difficili, rimborsando in extremis un bond da 100 milioni di euro grazie all'intervento di Banca Intesa, che era entrata in soccorso della società con un prestito da 120 milioni di euro. Ma il 2003 di Versace è stato sicuramente un anno difficile anche dal punto di vista dei conti: il gruppo ha archiviato l'esercizio con un perdita netta di 26,5 milioni di euro, rispetto al rosso di pertinenza del gruppo per 5,8 milioni, e ricavi consolidati in calo a 403 milioni a fronte dei 483 registrati nello stesso periodo precedente.

I soci, comunque, si erano mostrati fiduciosi, affermando, in un comunicato congiunto, che dopo "il puntuale rimborso del bond, il gruppo poteva dedicarsi interamente alla realizzazione delle iniziative strategiche e all'implementazione del piano a lungo termine che gli azionisti condividono per la società".