politica

Nuovo Psi-Lega, rissa alla Camera

Caparini assale Giachetti: espulso

Socialisti contro leghisti alla Camera: nella discussione sul decreto Alitalia Intini accusa la Lega di volerlo boicottare dopo aver gestito la compagnia con logica di potere. Il leghista Parolo definisce Intini "esponente della Milano da bere". Immediata la replica di Chiara Moroni: "Quando la Lega sventolò i cappi  c'era gente che moriva per la propria innocenza". I lumbard protestano e, quando Giachetti chiama Casini, viene aggredito da Caparini.

Socialisti contro la Lega: Intini e Moroni
La Lega, dice Intini, è "passata alla lottizzazione in modo più spregiudicato di quanto ha fatto la prima Repubblica. Ha preteso la presidenza di Alitalia come se fosse cosa propria. Ha gestito la compagnia con una logica di potere e ora denuncia inefficienze che non ha contrastato". E ancora - insiste Intini - la Lega vuole affossare Alitalia perchè nel nome c'è Italia e perchè è la compagnia di bandiera quella bandiera che Bossi giudica come sappiamo".

Frasi che il leghsta Ugo Parolo definisce "ributtanti", definendo Intini "uno dei massimi dirigenti di quel partito che usava l'Alitalia come un charter per portare in giro nani e ballerine".

Chiara Moroni si alza in piedi per pronunciare il suo intervento. Guarda dritto davanti a se', verso i banchi occupati dai leghisti. Suo padre, Sergio Moroni, rimase coinvolto in due inchieste di Tangentopoli e si uccise. In una lettera inviata all'allora presidente della Camera Giorgio Napolitano protestò la sua innocenza. "Ma quando la parola è flebile - scrisse - non resta che il gesto". "Vorrei ricordare all'amico Parolo che quel partito socialista che dileggia e oltraggia a contribuito a fare grande questo paese, a portare nel mondo ideologie di liberta', eguaglianza e fratellanza. E che quando la Lega sventolava in quest'aula i cappi oltraggiando il luogo e le istituzioni - aggiunge - c'era gente che moriva per sostenere la propria innocenza e per tenere alta la bandiera delle proprie idee". "Ci sono persone qui abbastanza giovani - e' la replica immediata di Dario Galli (Lega) - e non si capisce per quali meriti...Ricordo che in quel periodo aureo ricordato dalla collega il debito pubblico sali' paurosamente e che i contribuenti padani stanno ancora pagando...".

La rissa
E' dai banchi della maggioranza che si leva la prima protesta contro la Lega. Gennaro Malgieri (An) chiede al presidente Casini di "stigmatizzare chi dice cose inesistenti. E la 'padania' e' una cosa che non esiste ne' in quest'aula ne' fuori". Roberto Giachetti (Margherita) a sua volta chiede a Casini di bacchettare i deputati della Lega per le parole e i toni usati nei confronti di Chiara Moroni. "Le parole di Dario Galli - lo ferma Casini - suscitano in me sentimenti di un certo tipo ma ci sono precedenti di parole ben peggiori..." Il presidente della Camera non fa in tempo a finire il suo pensiero. Dai banchi della Lega si alza un drappello di deputati compreso il capogruppo Alessandro Ce' e si dirige verso i banchi della Margherita nel settore accanto.

I numerosi commessi presenti scattano nel tentativo di dividere i due gruppi. Nei tafferugli viene coinvolto Renzo Lusetti (Margherita) che finisce in infermeria. Giachetti verso il quale si scaglia Davide Caparini alza le mani in segno di resa. Caparini tenta di sfondare il cordone dei commessi e di avvicinarsi a Giachetti. Viene richiamato da Casini. Per lui scatta il cartellino rosso e l'espulsione (e l'ufficio di presidenza lo condanna a tre giorni di sospensione) La seduta e' sospesa. Alla ripresa Casini bolla il comportamento di Caparini come "inaccettabile in qualsiasi consesso democratico" ed esprime solidarieta' alla Moroni "una donna che ha sofferto e che fa onore al Parlamento" afferma tra gli applausi di tutta l'aula mentre l'opposizione, in piedi, grida "vergogna" all'indirizzo della Lega.

In Aula tutti solidarizzano con la parlamentare ma in Transatlantico Caparini non demorde dalla sua linea e si sfoga con i giornalisti: "Non sopporto sentir difendere i socialisti della Prima Repubblica" e poi spiega di essersi avvicinato a Gicahetti perche' lui l'aveva invitato con un "gesto inequivocabile" ma di non aver colpito nessuno.