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Sono le economie emergenti a trainare il mercato mondiale delle auto

Mentre tra il 2005 ed il 2013 i Paesi avanzati, a causa della crisi economica, hanno visto scendere domanda e produzione, in Cina, Russia, India e Brasile gli indicatori sono cresciuti

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Se gli anni della crisi hanno pesato notevolmente sul mercato delle auto dei Paesi più dinamici (Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Italia ecc.) altrettanto non ha fatto con le economie emergenti, che a livello mondiale, sono state l'ancora di salvataggio dell'intero settore.

Non a caso, mentre il settore, in Paesi come Spagna e Italia, ha subìto un ridimensionamento di 40/50 punti percentuali tra il 2005 ed il 2013, e in Paesi come la Germania, la Francia e il Regno Unito (i Paesi europei più virtuosi in questo senso, anche per una contrazione della spesa per i consumi inferiore rispetto a quella spagnola o italiana), ha registrato un andamento altalenante che ha portato il mercato poco al di sotto del 2005, nelle realtà emergenti l'evoluzione della domanda è stata ben diversa.

Come spiega il rapporto Il Mercato globale ed europeo dell'auto, presentato al Senato dalla Commissione Industria, Commercio e Turismo, il rallentamento dei Paesi avanzati e l'intensa crescita dei Paesi emergenti hanno consentito a Cina, Russia, India e Brasile di raggiungere i vertici del mercato mondiale dell'auto, scavalcando, nel caso della Cina, anche gli Stati Unti, che fino al 2009 detenevano il ruolo di primo mercato mondiale.

Nel 2013 la Cina ha presenta una quota di mercato (in termini di immatricolazioni) pari al 28,9%, il 19,8% in più rispetto al 2005. Gli Stati Uniti hanno perso invece il 4,8% e si sono attestati al 12,1%. Giù anche Giappone (-3,2% al 7,3%) e Germania (-2,6% al 4,7%). Come anticipato sono invece cresciute le immatricolazioni in Brasile (+1,4% al 4,4% delle immatricolazioni mondiali totali), Russia (+0,8% al 4,1%) e India (+1,6% al 4,1%).

L'Italia chiude invece la top ten (-2,9% attestandosi al 2,1%), preceduta dalla Francia (al nono posto con una quota pari al 2,9%, in calo dell'1,8% rispetto al 2005) e dal Regno Unito (-1,8% al 3,6%).

Come successo per la domanda, anche la produzione, tra il 2005 ed il 2013, ha trovato maggior verve nei Paesi emergenti: la Cina, con una quota del 27,7% (+19,3%) e un valore assoluto pari a oltre 18 milioni di autovetture prodotte nel 2013, si attesta al primo posto anche in questo caso. Il Giappone, con un calo del 6,7% al 12,5%, al secondo e la Germania, con l'8,3% (-3,1%) al terzo. A seguire troviamo Stati uniti (con una quota del 6,6%, in calo di 2,6 punti percentuali), la Corea del Sud (6,3%, in calo dello 0,9%), l'India (che cresce del 2,1% e si porta al 4,8%), il Brasile (che al contrario degli altri Paesi emergenti perde lo 0,1% attestandosi comunque al 4,2%) e la Russia (+0,7% al 2,9%). L'Italia tra il 2005 ed il 2013 ha visto scendere la propria produzione di vetture dell'1% e si è portata allo 0,6%.

Nel nostro Paese la fase industriale dell'automotive contribuisce per il 2% al Prodotto interno lordo (in Francia per l'1,7% e in Germania per il 9,2%) e genera 28 miliardi di euro di valore aggiunto, occupando circa 500 mila persone. La fase distributiva produce valore per circa 40 miliardi di euro e coinvolge 700 mila occupati.

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