"Io con le Brigate rosse non c'entro nulla". Così Roberto Badel, il presunto "cervello informatico" delle Br, ha risposto ai magistrati che lo hanno sentito per circa un'ora e mezza nel carcere di Regina Coeli. Accusato di partecipazione a banda armata, ma non degli omicidi di Massimo D'Antona e Marco Biagi, davanti al Gip Carmelita Russo e ai Pm Franco Ionta e Pietro Saviotti, Badel ha dunque respinto tutte le accuse a suo carico.
Badel, che avrebbe ammesso di conoscere gli altri due presunti brigatisti, Paolo Broccatelli e Diana Blefari, ma di non frequentarli da tempo, ha negato di aver partecipato al trasloco dell'archivio e dell'arsenale nel covo di via Montecuccoli, come sembrava emergere da un foglietto ritrovato durante la perquisizione nella sua abitazione di via Tiburtina.
Quanto alle analogie riscontrate dall'analisi della polizia postale tra il programma installato nel suo computer e quello di altri militanti br, avrebbe detto che potrebbe trattarsi di una coincidenza. Badel non sarebbe stato in grado di dare spiegazioni sulla modifica avvenuta alla stessa ora, in contemporanea, nel suo computer e in quelli di altri indagati il 17 gennaio 1999, attribuendo la circostanza al caso.
Per quanto riguarda il documento scritto dal compagno "B", il dipendente dell'Istat ha aggiunto che non sapeva di averlo. Inoltre, quanto al materiale sequestratogli durante la perquisizione effettuata dalla Digos, ha detto che sarebbero bozze di un libro che staca scrivendo sulla globalizzazione. Badel, spiegando il motivo dell'appunto con scritto "Upim-largo Ravenna" ha detto che in quel posto la madre era caduta e che si appuntò l'indirizzo preciso perché aveva intenzione di chiedere il risarcimento dei danni.