politica

Varata la manovra

Direttore di Libero analizza situazione

L'editoriale del quotidiano Libero

di Vittorio Feltri

La manovra economica è andata. Ma il travaglio non è finito, ci aspettano altri giorni di sofferenza, perché la Casa delle libertà, dopo i litigi dei quali abbiamo parlato troppo e con qualche risentimento, deve ritrovare - in una lunga riunione, un'autentica maratona - un minimo di intesa e d'equilibrio.

Cominciamo dalla manovra, quattordicimila e rotti miliardi di lire fuori corso necessari a rimettere in sesto i conti ed evitare un passivo superiore al 3 per cento del Pil (prodotto interno lordo). Roba tecnica, lo so. Ma al di là dei paroloni, trattasi in realtà di contabilità della serva. Se incasso dieci e spendo dodici non va bene. O riduco le uscite o incremento le entrate. Il governo ha fatto entrambe le cose, ha limato le spese e alzato gli introiti. Meglio di così non poteva fare, anche se, come sempre, tutto è discutibile. Esempio. Sono state tagliate certe voci riguardanti i ministeri, troppo spendaccioni; e sono state inasprite le tasse sui tabacchi.

Un provvedimento, quest'ultimo, che a molti sembra patetico e ricorda la finanza democristiana. Andreotti, per citare un nome liso che ha segnato mezzo secolo di noiosa Prima Repubblica, ogni qualvolta servivano denari per nutrire le clientele scudocrociate, ricorreva all'aumento della benzina. Adesso, visto che il carburante ha prezzi da oreficeria, il centrodestra ripiega sui sigari e le sigarette. Che barba. Non solo deprime costatare che la sopravvivenza economica di un governo è legata a un fil di fumo, ma irrita la contraddizione fra il moralismo che ispira le campagne ministeriali contro il tabagismo e il fatto che siano i Monopoli di Stato a produrre e a speculare sul vizietto della nicotina.

Delle due l'una: o si combatte la cattiva abitudine di consumare sigarette e generi affini, ma si rinuncia per coerenza a produrli, oppure si tassano selvaggiamente i fumatori, ma si ringraziano perché senza di loro non c'è trippa per i gatti. Transeat. Siamo in emergenza. In questo momento occorrono quattrini e non bisogna sottilizzare su come procurarseli. Pagheremo tanto e non pagheremo tutti? Pace amen. L'Europa, nel verificare che le cifre del bilancio quadrano, sarà soddisfatta e non sgriderà più l'Italia. Chiuso il capitolo venale, si apre quello politico.

Riusciranno gli alleati a spartirsi le poltrone in modo tale che Follini (Udc) sia sazio e cessi di fare le bizze e di minacciare il passaggio sull'altra sponda, quella dell'opposizione? Ce lo auguriamo. Dicono i bene informati: al posto di Tremonti andrà la sciura Moratti, persona seria; e al posto suo andrà Buttiglione, il quale nel ruolo di ministro della Pubblica Istruzione dovrebbe essere a proprio agio. Poi? Non si escludono altri avvicendamenti, però rinuncerei ad approfondire la questione, consapevole che i lettori non si appassionano mai alle spartizioni; sanno di vecchio.

La speranza è che i partiti della maggioranza recuperino un pizzico di dignità e non siano più tentati di mandare a carte quarantotto la stabilità dell'esecutivo causa appetito di potere. È giusto distribuire gli incarichi sulla base dei consensi elettorali, però è da irresponsabili rendere impossibile l'esistenza al premier.

D'accordo, An e Udc hanno preso alle europee qualche punticino in più, mentre Forza Italia ne ha preso un bel po' di meno, ma il problema di pesare col bilancino la ripartizione degli scranni viene dopo l'esigenza di realizzare il programma. La Moratti dividerà la responsabilità dell'economia con Martino? Ottimo. In luogo di Martino andrà Fini o La Russa? Meraviglioso. Fate come vi garba purché entro lunedì cominciate a lavorare. Per favore, basta contrasti. Non se ne può più.