Messaggini sul cellulare equiparati alle telefonate anzichè alle lettere. E' questa la distinzione fatta dalla Corte di Cassazione di Roma che ha confermato la condanna a 4 mesi di reclusione, pena poi sospesa dalla condizionale, ai danni di un 36enne torinese che ossessionava con sms poco graditi l'ex fidanzata
Inviare messaggi fastidiosi al cellulare con insistenza, quindi, è punibile alla stessa stregua delle telefonate di ingiurie o di disturbo. Non ha avuto successo, infatti, la linea difensiva dell'avvocato del 36enne di Torino che davanti ai giudici della Cassazione sosteneva l'ammissibilità degli sms ai messaggi epistolari:"Chi invia sms di questoi tipo-ha dichiarato- non può essere perseguito per il reato di molestie telefoniche".
Chiara la risposta della Suprema Corte: " Gi sms vengono trasmessi attraverso sistemi che collegano tra loro apparecchi telefonici cellulari e/o apparecchi telefonici fissi, quindi, non sono simili alle lettere".
Nello specifico la sentenza della Cassazione fa riferimento al fatto che, come è risaputo, quando viene inviato un messaggino sul cellulare il destinatario non può vedere il nome del mittente fino a quando non scorre tutto l'sms. Così facendo "si mette a repentaglio la libertà e la tranquillità psichica del ricevente".
Questo significa che gli sms sono anche più dannosi di altre forme di persecuzione perchè l'identificazione del mittente indesiderato non è immediata.