TELEBESTIARIO

Quel peccato di infilare "Senza peccato" a ore indecenti

TELEBESTIARIO di Francesco Specchia

© ufficio-stampa

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Nel 1978 in una puntata – mi pare fosse "Il pene e la vagina" - di quella grande inchiesta pop sull'Italia e il sesso che Luigi Comencini, con una narrazione alla Truman Capote, produsse per Raiuno, si alternavano interviste seppiate su temi spinosi sia a bimbi dell'asilo che a ragazze precoci nella "meravigliosa arroganza dei 18 anni".

Ecco – pur senza l'eclettismo di Comencini - quell'inchiesta mi ha ricordato, oggi, Senza peccato il programma che un redivivo Milo Infante propone per 4 puntate il martedì alle notti di Raidue. Senza peccato è una porta a Occidente verso l'adolescenza perduta dei nostri figli, "un viaggio in questo mondo segreto svelato attraverso i racconti e le storie dei protagonisti", colpe dei padri comprese. Nulla di nuovissimo, ben inteso. Ma raccontato sullo sfondo di una metropoli - Milano -, con grazia e partecipazione dall'autore/conduttore Infante. Il quale, senza cravatta, in giacca nera e camicia candida come le coscienze degli intervistati, intramezza i reportage e le storie facendo quel che sa fare bene: il cronista.

Ho visto la prima puntata sul cyberbullismo che parte dalla morte di una 15enne di Novara, attraversa il suicidio di un ragazzino gay, s'addentra nel lato oscuro di Facebook e termina con un ex campione d'arti marziali che apre una palestra per salvare i ragazzini dalla strada. E mi è passata sotto il naso anche la puntata sulla Gioventù rubata, con: cubiste pentite; baby prostitute (le "ragazze-doccia, prendono appuntamenti durante l'orario scolastico") sfruttate dai genitori, accusate dai compagni di mignottismo ("stanno sempre col sedere di fuori"); e un nostalgico Marco Rossi, indimenticato sessuologo di Loveline su Mtv che raccontava che "una volta il primo approccio con l'altro sesso era il bacio, oggi è il rapporto orale", mentre io tiravo un sospiro di sollievo all'idea di non avere figlie femmine.

Servizi ben girati, senza pruderie, qualche ingenuità (i sottopancia coi titoli dei servizi che fa molto Italia sul 2). Devo studiarmi la puntata sull'incomunicabilità tra genitori e figli, un evergreen. Due le riflessioni. La prima: ah, ecco, dove era finito Infante, dalla cui scomparsa il pomeriggio di Raidue s'era inabissato in ascolti a una cifra. La seconda: considerato il rapporto qualità/prezzo non era meglio dare al prodotto una visibilità più umana...?