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'Ndrangheta, 8 arresti a Milano: alla cosca i fondi per l'emergenza Covid

Le accuse sono di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale aggravata dal metodo mafioso, autoriclaggio, intestazione fittizia di beni e bancarotta

Otto persone sono state arrestate a Milano nell'ambito di un'inchiesta della Dda contro la 'ndrangheta. Sono accusate di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale aggravata dal metodo mafioso, autoriciclaggio, intestazione fittizia di beni e bancarotta. Dalle indagini è emerso che una persona inserita in una cosca ha ottenuto contributi a fondo perduto e voleva beneficiare anche di quelli per le imprese per l'emergenza Covid-19.

Gli arrestati sono Francesco Maida, ritenuto il capo dell'associazione criminale, assieme a Luciano Ivaldo Mercuri, Giuseppe Arcuri. Ai domiciliari altre 4 persone e per 2 disposto l'obbligo di presentazione alla pg.

Le indagini sulle infiltrazioni della mafia calabrese nell'economia, spiega il procuratore Francesco Greco in una nota, hanno accertato che "il principale indagato, indicato dai collaboratori come inserito nel clan di San Mauro Marchesato che fa capo a Lino Greco, nella provincia di Crotone, ha presentato richiesta ed ottenuto, per tre delle società inserite nello schema di frode,  i contributi a fondo perduto, attestando un volume di affari non veritiero e fondato sulle false fatture". Contributi previsti dal decreto 34 del 19 maggio scorso. 

Si tratta di 60mila euro di contributi a fondo perduto per l'emergenza Covid andati a tre società intestate a prestanome e gestite da Francesco Maida, collegato al clan della 'ndrangheta capeggiato da Lino Greco. Il denaro è stato così ripartito: 45mila euro sono andati a Clessidra White , 2mila ad
Almagest  e circa 11mila a Impianti srl. 

Inoltre, si legge ancora, "ha tentato di beneficiare" anche dei finanziamenti del decreto legge 23 dell'8 aprile che servono a "sostenere il sistema imprenditoriale nella particolare congiuntura economica determinata dall' emergenza sanitaria". Quattro persone sono finite in carcere e quattro ai domiciliari e sono stati sequestrati beni, tra cui aziende e disponibilità finanziarie, per 7,5 milioni di euro

L'inchiesta ha svelato "una complessa frode all'Iva nel settore del commercio di acciaio" con fatture false e attraverso società "cartiere" e "filtro", anche all'estero, intestate a prestanome. Le imprese erano di fatto gestite da affiliati al clan che fa capo a Lino Greco, una "cosca federata" a quella di Cutro che fa capo a Grande Aracri. Contestato l' autoriciclaggio per mezzo milione di euro attraverso conti anche in Inghilterra e Bulgaria.

Dalle indagini è emersa inoltre un'attività di riciclaggio di soldi poi inviati anche a istituti di credito cinesi. Gli affiliati alla 'ndrangheta, spiega ancora il procuratore di Milano Francesco Greco, si sono avvalsi della "collaborazione" di un cinese, tra gli arrestati, residente in Toscana, "interessato a riciclare importanti somme" cash e a "mandarle in Cina". Sarebbero stati bonificati mezzo milione di euro dai conti correnti di alcune società inserite nel meccanismo di frode fiscale. Soldi che sarebbero andati verso banche cinesi. 

In un'intercettazione Francesco Maida, uno degli arrestati, e un altro indagato "sono impegnati nell'operazione di pulizia delle armi e nella conta dei colpi e discutono delle cautele da adottare in caso di utilizzo". "Non ce l'hai messo il colpo dentro" - si sente - "Ora è carica". "Questa è la sicura (...) devo solo scarrellare e sono pronto (...) sicuro che non c'è il colpo in canna?". "No, tranquillo".

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