Tre anni fa una 50enne di Ferrara non si è presentata in ufficio e dopo una richiesta di spiegazioni ha inviato al proprio responsabile il seguente sms: "Scusate, mio figlio è caduto in piscina ieri sera. Ha battuto la testa ed è ricoverato in gravi condizioni a Bologna". Il giorno prima la ditta di allarmi che l'aveva assunta a tempo determinato aveva chiesto il pagamento dei 4.500 euro anticipati da due clienti. L'azienda non le mette fretta e si dimostra comprensiva, fino a quando arriva un secondo messaggino: "Mio figlio purtroppo non ce l'ha fatta. E' morto durante la notte".
Dopo una settimana dal tragico epilogo ancora un sms: "Abbiamo fatto il funerale. Non vedo l'ora di tornare al lavoro per lasciarmi questa tragedia alle spalle". Ma da quel momento la donna fa perdere le proprie tracce e non si presenta più al lavoro.
L'avvocato della ditta fa una serie di verifiche e scopre che il bambino di 7 anni figlio della ex dipendente è vivo e vegeto e non è mai restato vittima di incidenti in piscina.
La signora aveva inventato tutto per intascare il denaro dovuto. Per questo il giudice l'ha condannata per appropriazione indebita aggravata dal rapporto di lavoro, truffa e recidiva semplice. Per lei otto mesi di carcere e una multa da 400 euro.