Roma, aprile 1879. Ibsen riceve la notizia che una scrittrice sua amica, Laura Kieler, per portare il marito malato in climi più caldi, ha preso di nascosto soldi in prestito e che la banca, di fronte a conti contraffatti, si è rifiutata di pagare. Dopo la confessione di Laura, il marito vuole sia la separazione che l'affidamento dei figli.
Viene l'estate e la famiglia Ibsen va a trascorrere tre mesi di villeggiatura ad Amalfi, all'hotel Luna.
In questo luogo affacciato sul mare e così pieno di luce, Ibsen crea il personaggio di Nora, che in parte ricalca la vicenda di Laura: una donna che si risveglia alla vita, che finalmente riesce a vedere dentro di sé con chiarezza le istanze di dignità e di libertà in quanto essere umano, ancor prima che in quanto donna. Lo proclama con grande forza Nora di fronte al marito: “Credo di essere prima di tutto una creatura umana, come te… o meglio, voglio tentare di diventarlo”.
E di fronte a tanta luce si sgretolano le convenzioni sociali e morali. Scrive Ibsen: “Ci sono due tipi di leggi morali, due tipi di coscienze: una in un uomo e un'altra, completamente differente, in una donna. L'una non può comprendere l'altra; ma nelle questioni pratiche della vita, la donna è giudicata dalle leggi degli uomini, come se non fosse una donna, ma un uomo”.
I fondamenti del dramma ci sono tutti. Il 4 luglio 1879, cioè il giorno prima di partire per le vacanze, scrive una lettera al suo amico Edmund Gosse: “Io sarò lì fino alla fine di settembre, e per la maggior parte del tempo sarò occupato con l'idea di un nuovo lavoro drammatico, che finirò rapidamente e che verrà pubblicato in ottobre. E' un dramma serio, un reale dramma famigliare, che tratta delle odierne condizioni e in particolare dei problemi che complicano il matrimonio”.
Il 3 agosto il lavoro è concluso. Casa di bambola diventerà l'opera di Ibsen più nota al mondo e la più rappresentata.
Al teatro Delfino di Milano dal 14 al 18 maggio.