Mare e dintorni

Palermo e il santuario di Santa Rosalia

Un luogo di grande suggestione e i miracoli della Patrona della città

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Dopo aver lasciato la spiaggia di Palermo, risalendo su per il porticciolo turistico, prendiamo la strada che conduce sul Monte Pellegrino: secondo Goethe nel suo 'Viaggio in Italia' si tratta del “promontorio più bello del mondo”. Da In effetti, da 350 anni i pellegrini salgono un'ardita strada per rendere omaggio a Santa Rosalia, patrona della città.

Ci accompagna alla scoperta di questa gemma palermitana Myownitaly (www.myownitaly.com), sito di viaggi e turismo che propone tanti spunti e suggerimenti per scoprire e ammirare gli angoli più segreti del nostro bellissimo Paese.
Un panorama mozzafiato ricompensa il visitatore che, inerpicandosi per la tortuosa salita, si immerge in una natura incantevole, tra tamerici, eucalipti, pini, fichi d'india e meravigliose agavi, rendono omaggio a coloro i quali decidono di affrancarsi dal blu del mare per una escursione davvero emozionante. La meta è il Santuario di Santa Rosalia, “Santuzza”, come la chiamano affettuosamente i palermitani. Rosalia, figlia del conte Sinibaldo di Quisquina delle Rose, nacque a Palermo intorno al 1128.

La leggenda narra
che il re Guglielmo II, mentre contemplava il tramonto, vide comparire una figura che gli disse: “Guglielmo io ti annuncio che, per volere di Dio, nascerà nella casa di Sinibaldo tuo congiunto, una rosa senza spine”: per questo motivo, quando nacque la bambina fu chiamata Rosalia. La fanciulla, di tale bellezza da attirare l'ammirazione dei nobili cavalieri, visse nel lusso e negli agi della corte di re Ruggero. Fu promessa in sposa al nobile Baldovino, futuro re di Gerusalemme al quale aveva salvato la vita durante una battuta di caccia, ma proprio mentre si preparava alle nozze le apparve Cristo: la giovane, in preda al fervore religioso, scelse una vita di eremitaggio. Per seguire la chiamata del Signore, Rosalia si ritirò nel bosco di Palazzo Adriano, poi si trasferì sulle montagne e infine a Palermo: Rosalia visse gli ultimi anni della sua vita in una grotta del Monte Pellegrino, il promontorio che domina la città, vicino ad una piccola chiesa, costruita nel luogo in cui i Fenici avevano eretto un Santuario rupestre, e si dedicò al silenzio e a alla preghiera in assoluta solitudine; morì il 4 settembre del 1160 o 1165.

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Si narra che nel maggio 1624 una donna, Girolama Gatto, ridotta in fin di vita, vide in sogno una fanciulla vestita di bianco che le prometteva la guarigione se avesse fatto voto di salire sul Monte Pellegrino per ringraziarla. La donna, in preda alla febbre, salì sul monte in compagnia di due amiche: appena beuta l'acqua che gocciola dalla grotta, si sentì guarita e cadde in un riposante torpore. Durante il sonno le riapparve la giovane vestita di bianco, Santa Rosalia appunto, che le indicò il luogo in cui erano sepolte le sue reliquie. La cosa venne riferita ai frati eremiti francescani del vicino convento: a quattro metri di profondità fu ritrovato un masso lungo sei palmi e largo tre, a cui aderivano delle ossa. Il cardinale arcivescovo di Palermo fece trasferire il masso in città, e dopo l'esame di due diverse commissioni fu stabilito che le ossa erano di una sola persona chiaramente di sesso femminile.

Nel 1624, mentre a Palermo la peste decimava il popolo, lo spirito di Rosalia apparve in sogno ad un cacciatore, tale Vincenzo Bonelli, la moglie dell'uomo era morta di peste, ma lui non aveva denunciato il fatto. Per questo fuggì sul Monte Pellegrino e qui gli apparve la “Santuzza”, annunciandogli che sarebbe anche lui morto di peste. La Santa però gli promise di intercedere per la sua anima se lui avesse riferito al cardinale di non dubitare più dell'autenticità delle reliquie: portandole in processione per la città la peste sarebbe finita!

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Tornato in città, effettivamente il cacciatore si ammalò di peste e prima di morire confessò ciò che gli era stato rivelato. Nel giugno del 1625, l'urna costruita per le reliquie fu portata in processione con grande solennità e con la partecipazione di tutta la popolazione; la peste cominciò a regredire e il 15 luglio quando si fece il pellegrinaggio sul Monte Pellegrino, nell'anniversario del ritrovamento delle reliquie, non comparve più nessun caso del morbo. Da allora, a Palermo, la processione si ripete ogni anno.

La Grotta dove visse e morì la "Santuzza" e il convento attiguo sono adesso un santuario meta di pellegrinaggi: l'atmosfera magica ed il silenzio che vi regna consentono di sentire il rumore delle gocce d'acqua che cadono dalle crepe della roccia, rendendo l'ambiente ancora più suggestivo. Per maggiori informazioni: si veda Maggiori informazioni su www.myownitaly.com e su www.santuariosantarosalia.it