E' stata la moglie Paola a convincere Giovanni Trapattoni a rifiutare l'offerta del Tottenham, il club che nei mesi scorsi aveva corteggiato il ct azzurro. A rivelare i motivi per cui non si è concretizzato un accordo che sembrava probabile è stato lo stesso Trap. "Paola ed io siamo sposati da 40 anni - ha detto il ct all "Evening Standard" - Non ha voluto parlarmi per dieci giorni, non dormiva la notte per il timore di dover lasciare Milano".
Il commissario tecnico ha spiegato al "pomeridiano" britannico che sua moglie Paola non aveva alcuna intenzione di trasferirsi a Londra, così, a malincuore, si è visto costretto a declinare la proposta. "Paola ed io siamo sposati da 40 anni...troppo - ha scherzato Trapattoni - Lei è la classica donna italiana, non come le nuove generazioni. E' l'angelo del focolare e grazie a Dio, diversamente da me, non le interessa il calcio".
Così, venuta a conoscenza degli incontri del marito con il presidente degli Spurs Daniel Levy, la signora Paola ha messo in atto una singolare protesta. "Non ha voluto parlarmi per dieci giorni, non dormiva la notte per il timore di dover lasciare Milano e vivere distante dai suoi due figli e due nipoti". Un'inaspettata reazione che prima il Trap ha cercato di fronteggiare ("ho provato a lungo a convincerla"), quindi lo ha costretto a rivedere i suoi piani. "Sapere mia moglie non contenta mi ha convinto a concentrarmi sugli Europei e vedere cosa accadrà dopo", ha ammesso Trapattoni. Eppure il rammarico per l'occasione sfumata resta, anche perche' neppure la barriera linguistica avrebbe spaventato il Trap. "Sono un buon comunicatore e con i giocatori instauro un buon rapporto - ha spiegato - E poi non è come ricevere un'offerta dal Foggia, con tutto il rispetto per quella città. Ma Londra è una delle più grandi metropoli del mondo e offre l'opportunità di fare importanti esperienze".