un'idea vincente

Il Pulcino che vince la crisi: l'idea imprenditoriale di tre fratelli siciliani

Hanno creato una catena di lavanderie in tutta Italia che riunisce più servizi in un posto solo. Rosario Turturici racconta: "Abbiamo messo a stirare pure gli uomini"

Rosario, Carlo e Luca Turturici sono tre giovani siciliani. Hanno preso l'attività avviata dal padre a Sciacca e l'hanno trasformata nella rete di franchising "Il pulcino Lavasecco": 27 centri per la pulitura dei capi ma non solo. Con le ultime tecnologie e qualche idea in più hanno rivoluzionato l'idea classica di lavanderia. Rosario racconta a Tgcom24 come hanno lanciato un nuovo business in barba alla crisi economica.

Com'è nato il vostro business?
Il nostro progetto vede la luce nel 1998 quando mio padre crea la prima lavanderia a Sciacca. Da quel momento, nel giro di qualche anno, il negozio è cresciuto. Abbiamo studiato il mestiere dall’interno e l’abbiamo perfezionato. Ci siamo accorti che poteva essere un'attività redditizia se gestita in una certa maniera. Nel 2003, dopo la morte di mio papà, abbiamo iniziato a proporre la formula del franchising. Inizialmente ci siamo ampliati in Sicilia, poi anche in altre regioni. Abbiamo reso il trattamento dei capi innovativo associandolo alle nuove tecnologie. E ogni anno abbiamo aggiunto attività integrative e complementari: la vendita di detersivi alla spina (adesso con il nostro marchio), di prodotti da merceria, per il viso, il corpo e il bagno, la sartoria, i sistemi di gestione informatizzata, l'avviso via sms quando i capi sono pronti. Abbiamo sfruttato la rete e l'abbiamo integrata alle normali attività.

Come organizzate il lavoro?
Siamo in tre fratelli: io ho 35 anni, Carlo 37 e Luca che ne ha appena compiuti 29. Carlo si occupa della formazione: continua a studiare il modo di lavare i capi e lo insegna agli affiliati. Tiene quattro  corsi: sul software gestionale, sulla conoscenza dei prodotti alla spina, sulla sartoria e sulla lavanderia. Io mi dedico soprattutto allo sviluppo: macchinari, acquisti, amministrazione. Luca dopo la laurea in economia, si occupa di marketing e redige i business plan per le nuove aperture.

Quanti punti vendita avete?
Entro Natale avremo 27 punti vendita con il nuovo centro di Cagliari: siamo sbarcati così anche in una nuova regione, la Sardegna, sulla quale puntiamo molto.

Perché avete pensato di trasformare la lavanderia in un franchising? 
Perché così possiamo assicurare standard più alti e costi ridotti. Insegniamo agli affiliati  un nuovo sistema di gestione della lavanderia attraverso specifici corsi di formazione. Spieghiamo come usare i nostri macchinari e i nostri sistemi. Io e i miei tre fratelli ci spostiamo nella città del nuovo affiliato e per le prime settimane affianchiamo i proprietari. Sia per la lavanderia sia per la sartoria. Il vantaggio è poi che abbiamo un grosso potere d’acquisto per i prodotti di consumo e per i prodotti destinati alla vendita. Così possiamo garantire prezzi del 38% più bassi rispetto al mercato che prevede più fasi di intermediazione. Infine, bisogna ricordare che il nostro settore è più sicuro di altri: i servizi soffrono meno la crisi rispetto al commercio.

Quali sono i primi risultati?
Dal 2003 non c’è stato un centro in difficoltà o che abbia chiuso. Abbiamo reso produttivo un settore nonostante il momento difficile. Attività simili hanno fallito in molti altri casi. Il nostro segreto? Cerchiamo di ridurre al minimo i costi di materiale, tempo, personale. 

Chi sono i vostri affiliati?
Il 90% di loro ha meno di 40 anni, sono molte le donne, ma non ci sono soltanto loro. Abbiamo portato anche gli uomini a stirare, anche quelli che non avevano mai stirato nemmeno una camicia.

Progetti futuri?
Estendere il marchio all’estero e al Nord. Abbiamo un progetto per la Germania. Offriamo un sistema vincente: un servizio di qualità a prezzi bassissimi, quindi pensiamo di poterlo esportare con successo pure in altri mercati.

Al tempo della crisi quanto coraggio ci vuole per mettersi in proprio e avviare una nuova attività?
Ce ne vuole tanto, ma per portare avanti un progetto, se lo si vuole, la crisi si supera. E anche quando si decolla, non bisogna sedersi mai, i sacrifici sono la quotidianità. L'importante è lavorare come i matti.