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Non sono di Emanuela Orlandi le ossa trovate nella cripta di Sant'Apollinare

E' l'esito degli esami di laboratorio effettuati sui resti umani rinvenuti

dal-web

Non sono di Emanuela Orlandi le ossa ritrovate a Roma, nella cripta della basilica di Sant'Apollinare. Ad accertarlo sono stati gli specialisti del laboratorio Labanof, che hanno messo sotto esame le centinaia di resti umani rinvenuti nella chiesa in cui il boss Renatino De Pedis fu sepolto e rimase fino al 2012, quando il Vaticano diede l'ok alla traslazione della salma.

Le indagini, secondo il "Corriere della Sera", si starebbero ora concentrando sul fotografo Marco Fassoni Accetti, il superteste che ha confessato di essere stato uno dei telefonisti. Il boss della Magliana, Pedis appunto, era stato sepolto a Sant'Apollinare nel 1990 e nel 2012, quando si procedette alla traslazione delle ossa, nella bara furono trovati resti che non appartenevano a lui. Ma gli esperti ora hanno fatto sapere che non si tratta delle ossa della ragazza di 15 anni, la figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia, che scomparve il 22 giugno 1983 e che non fu mai più ritrovata.

La vicenda della dissepoltura era stata scatenata da una telefonata anonima arrivata a "Chi l'ha visto?": qualcuno aveva detto che, per avere la soluzione del caso Orlandi, bisognava cercare nella basilica di Sant'Apollinare a Roma, andando a cercare il "favore che Renatino (De Pedis) fece al cardinal Poletti". Fu così che si scoprì che proprio il boss era sepolto nella basilica.

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